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Israele attacca in Siria

· A poche ore dall’uscita statunitense dall’accordo sul nucleare iraniano ·

A meno di 48 ore dall’annuncio con il quale il presidente Trump ha annunciato l’uscita unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, si è registrata in Siria una pericolosa escalation di violenze. Secondo l’esercito israeliano, nelle prime ore di giovedì forze militari iraniane di base in Siria hanno lanciato circa venti missili contro le alture del Golan. Quasi tutti i missili sarebbero stati intercettati prima di raggiungere gli obiettivi israeliani. Lo stato ebraico ha quindi risposto al bombardamento attaccando decine di obiettivi militari in Siria, tra cui cinque batterie anti-aeree e depositi di armi e munizioni. Ventitré le vittime e decine i feriti, stando all’Osservatorio siriano dei diritti umani. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha accusato direttamente Teheran, che in Siria «ha oltrepassato la linea rossa: la nostra reazione è stata adeguata». Poi il monito a Damasco: «Ho inviato un messaggio chiaro al regime di Assad» ha detto Netanyahu. «La nostra operazione è diretta contro obiettivi iraniani in Siria. Ma se l’esercito siriano agirà contro Israele, noi agiremo contro di lui». Il portavoce militare israeliano Jonathan Conricus ha spiegato che «l’intento dell’operazione non era di provocare vittime, ma di colpire infrastrutture: è stata la nostra operazione aerea maggiore negli ultimi anni». Conricus ha sottolineato che molti missili hanno centrato il loro obiettivo, distruggendo postazioni militari, e che tutti gli aerei israeliani hanno fatto ritorno. Intanto, prosegue il confronto diplomatico dopo l’annuncio di Trump del ritiro statunitense dall’accordo sul nucleare iraniano. Ieri il dipartimento del Tesoro americano ha varato nuove sanzioni contro l’Iran, colpendo sei individui legati alla guardia rivoluzionaria di Teheran. Sanzioni anche contro tre entità iraniane accusate di sostenere finanziariamente il terrorismo.Dall’Iran, intanto, nessun commento.

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