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Visione e ispirazione

· Il Prayer Journal di Flannery O’Connor ·

La scrittrice statunitense (foto di Joseph De Casseres - PCAphoto.com)

È recentemente uscito negli Stati Uniti il Prayer Journal di Flannery O’Connor (1925-1964): 37 pagine, in cui la scrittrice, appena ventenne, intrattiene con Dio una conversazione appassionata, fatta di sfoghi, confessioni e suppliche. Il volume include il facsimile del quadernetto, scovato da William Sesssion, curatore dell’edizione nonché amico della famiglia O’Connor, tra le carte accatastate ad Andalusia, la fattoria dove la scrittrice visse.

Fin dalle prime righe del diario – ci racconta Elena Buia Rutt – la giovane incalza Dio in modo accorato. Ciò che queste pagine confermano è che il conflitto tra Io e Dio è innanzitutto una “modalità interiore” dell’autrice stessa. Eppure, il testo, accanto al timore della propria resistenza all’accoglimento dell’Assoluto, mostra un appassionato desiderio di unione, al punto che, con il solito tono perentorio, Flannery intima a Dio: «Signore, al momento sono un formaggio, fa’ di me una mistica, immediatamente». La giovane conclude bruscamente il diario, come se sovrastata dalla sua pochezza nel cimento con Dio e dalla sua mediocrità nel confronto con la scrittura. Eppure, nonostante l’impazienza, le sue originalissime preghiere verranno esaudite: di lì a poco, infatti, si ritroverà a dar vita a una produzione narrativa, saggistica ed epistolare che la consacrerà come una delle più grandi scrittrici del Novecento.

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20 agosto 2019

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