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Isola di speranza

· L’arrivo del Pontefice a Santiago de Cuba dopo il congedo dal Messico ·

Cuba, isola di meraviglie e di pirati, isola di Márquez e di Hemingway, di Fidel Castro e Che Guevara, di Felix Varela e José Martí, incanto e delusione, mito per alcuni, problema per altri, si è oggi scoperta anche isola di speranza. Una speranza germogliata sbocciata nel grande abbraccio che ha riservato al Padrecito blanco , venuto nel segno di Maria proprio per celebrare quella che sembra apparire una nuova primavera.

Sono gli ingredienti di un incontro, quello dei cubani con il Papa, giunto a Santiago de Cuba, fortemente voluto, nella memoria di quei giorni di gennaio del 1998, quando Giovanni Paolo II — su quella stessa Piazza della Rivoluzione dove Benedetto XVI celebrerà mercoledì mattina all’Avana la sua seconda messa sull’isola — alimentò la lampada di una fede nascosta forse, ma mai venuta meno. Quella stessa fede che ha accompagnato, accompagna e accompagnerà il popolo cubano nel cammino verso un futuro che ognuno desidera migliore, a dispetto delle rinunce più o meno obbligate, delle sfide vecchie e nuove e dei tanti sacrifici che l’attendono ancora.

Un percorso che resta irto di difficoltà e incomprensioni, alla ricerca di una riconciliazione condivisa. Lo dimostra l’episodio accaduto sulla piazza Antonio Maceo di Santiago, poco prima dell’inizio della messa del Pontefice. Un giovane è stato fermato qualche decina di metri dalla scalinata dell’altare, mentre gridava il suo sogno di libertà.

Certamente bisogna perfezionare il cammino. Ma è un percorso nel quale i cubani credono e, dunque, destinato a non fermarsi più. Lo hanno lasciato chiaramente intendere al Papa sin dai primi momenti di una giornata per molti aspetti indimenticabile. E Benedetto XVI li ha confortati e sostenuti con ognuna delle parole sinora pronunciate.

Le immagini sgargianti dei colori, l’eco dei suoni e gli odori che hanno riempito tante delle pagine più belle della letteratura latinoamericana, hanno caratterizzato puntualmente ogni istante della grande festa della fede a Santiago.

Il Papa ha lasciato il Messico lunedì mattina 26 marzo. I messicani sino all’ultimo momento gli hanno manifestato quell’affetto che lo ha così profondamente sorpreso e impressionato. E hanno continuato a salutarlo anche quando era già in volo, con l’aiuto di tanti specchietti puntati verso il sole per rifletterne la luce verso l’aereo.

A Santiago de Cuba si è aperto un capitolo nuovo, non meno importante. La società cubana vive un periodo di transizione. Lo si intuisce anche dall’atmosfera che accompagna il Pontefice da quando è sceso dall’aereo. Si avverte quel «soffio di aria fresca» che, come ha ricordato Benedetto XVI, ha portato qui quattordici anni fa Papa Wojtyła, non solo nella Chiesa ma nell’intera comunità cubana. «Granma», il quotidiano governativo, in un editoriale in prima pagina ha invitato «il popolo cubano a correre incontro al Papa perché egli viene per tutti noi». Il titolo, a caratteri cubitali, è un grande «Bienvenido».

E non si tratta di un fatto trascurabile né paragonabile a quanto solitamente avviene in ogni Paese visitato dal Pontefice. Sino a qualche anno fa il divieto di testimoniare pubblicamente la propria religione qui era assoluto, e non si poteva immaginare la possibilità di costruire con facilità chiese, aprire scuole, centri sociali o diffondere pubblicazioni a carattere religioso. Se la visita di Papa Wojtyła ha consolidato una iniziale ripresa di dialogo, il viaggio apostolico di Joseph Ratzinger sembra delineare su questa scia una fase nuova, segnata da rapporti costruttivi per il popolo cubano, che è profondamente animato da una genuina religiosità. In questo senso vanno interpretati i tanti segnali venuti dalle istituzioni statali in questi ultimi mesi, ampiamente pubblicizzati dai media nazionali e internazionali. Ma la nuova fase va consolidata. In tal senso è stato chiaro il Pontefice sin dal primo discorso pronunciato, quello durante la cerimonia di benvenuto nell’aeroporto Antonio Maceo di Santiago, dove con il presidente Raúl Modesto Castro Ruz, erano a riceverlo il nunzio apostolico Bruno Musarò, l’arcivescovo di Santiago di Cuba Dionisio Guillermo García Ibáñez e tutti gli altri vescovi di Cuba guidati dal cardinale arcivescovo di San Cristóbal de La Habana Jaime Lucas Ortega y Alamino. Su un palchetto, ai bordi della pista, una scolaresca di bambini ha accompagnato l’omaggio floreale al Papa da parte di due loro coetanei, con un festoso agitare di bandierine.

Rispondendo al discorso del presidente Raúl Castro, il pensiero di Benedetto XVI è andato anzitutto al suo predecessore Giovanni Paolo II, dalla cui visita, ha detto, si è aperta una fase nuova nei rapporti tra Chiesa e Stato. Ora però, ha aggiunto, è il tempo di riconoscere l’apporto imprescindibile della religione nell’ambito pubblico e sociale. Cuba ha bisogno di giustizia, di pace, di libertà e di riconciliazione. Il popolo cubano ha diritto a veder soddisfatti i suoi legittimi desideri. Un brevissimo incontro con le autorità presenti ha concluso la cerimonia di benvenuto. Poi il trasferimento verso l’arcivescovado, per un breve riposo. All’esterno dell’aeroporto, e per lunghi tratti, due ali di folla entusiasta ma composta e straordinariamente ordinata.

Così come in modo ordinato si sono raccolti oltre duecentocinquantamila fedeli nel parco della Piazza Antonio Maceo di Santiago dove è stata celebrata la messa. L’altare, molto semplice nella sua fattura, posto tra una grande gigantografia di Fidel Castro — ritratto negli anni della sua gioventù con il mitra sollevato e circondato di lustrini di colori diversi — e la massa dei fedeli raccolti in preghiera devota mentre passava processionalmente verso l’altare la statuina originale della Vergine della Carità del Cobre, è sembrato essere veramente l’elemento di congiunzione tra passato, presente e futuro.

Non a caso il Papa nella sua omelia ha affidato alla protezione della Vergine della Carità del Cobre il futuro del Paese. Un futuro, ha detto che inizia dalla protezione delle famiglie cubane, dal riconoscimento della dignità incomparabile della vita umana, soprattutto dei più indifesi.

Con il Papa hanno celebrato, oltre ai membri del seguito, i vescovi cubani, molti ospiti dei Paesi dell’intero continente americano, tra i quali i cardinali Martínez Sistach, arcivescovo di Barcellona, O’Malley, arcivescovo di Boston, Karlic, arcivescovo emerito di Paraná, in Argentina, Errázuriz Ossa, arcivescovo emerito di Santiago de Chile, e il primate delle Americhe López Rodríguez, arcivescovo di Santo Domingo. Al termine della celebrazione il Pontefice ha pregato dinanzi alla piccola statua della Vergine della Carità del Cobre, portata eccezionalmente fuori dal santuario proprio per rendere più solenne la celebrazione in occasione del quattrocentesimo anniversario del ritrovamento. A suggello di questo incontro il Papa ha deposto ai piedi della statua una rosa d’oro.

Cadeva una leggera pioggia quando, conclusa la messa, Benedetto XVI è rientrato all’arcivescovado attraversando le strade affollate di Santiago. Difficile dimenticare i suoi panorami come quelli che si godono dalla Gran Piedra, dal Morro o dal molo di Barracoa sul mare. Ma sarà difficile anche dimenticare quanto accade qui in queste ore di straordinario entusiasmo e, se si vuole, di speranza. Martedì 27 partenza per l’Avana, ultima tappa del viaggio.

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