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Islam in Indonesia
fra integralismo e dialogo

· Nuova manifestazione contro il governatore cristiano di Jakarta ·

Ci sarebbe il tentativo di dividere il movimento islamico moderato, garanzia di dialogo in Indonesia, dietro alla manifestazione di protesta organizzata da gruppi integralisti per oggi, venerdì, a Jakarta. Il corteo — ha dichiarato ad AsiaNews Kiai Hajj Said Agil Sirodj, presidente del Nahdlatul Ulama (Nu), che conta quaranta milioni di membri — «non è pensato tanto per criticare il governatore di Jakarta quanto per distruggere il nostro movimento, il più grande gruppo moderato musulmano del Paese».

Com’è noto, alcuni gruppi radicali, fra cui il Fronte di difesa islamico, intollerante verso le minoranze, accusano il governatore Basuki Tjahaja Purnama, detto Ahok, di essere un «diffamatore dell’islam» per una frase pronunciata il 9 ottobre scorso. Ahok, cristiano di etnia cinese, durante un comizio ha citato la sura 51 del quinto capitolo del Corano (Al Maidah). Il politico si è subito scusato, ma ciò non ha placato l’ira delle frange fondamentaliste musulmane, che lo accusano di blasfemia, a differenza dei maggiori gruppi moderati, che lo hanno perdonato.

La manifestazione di oggi, tuttavia, nasconderebbe altri fini. Le proteste di questa settimana, avvertono i vertici del Nu, non sono genuine ma risentono dell’infiltrazione di gruppi estremisti (forse legati al cosiddetto stato islamico) che vogliono destabilizzare l’Indonesia sfruttando il radicalismo latente. Ormai la vera questione, continua Agil Sirodj, «non sono le elezioni del governatore di Jakarta. Il problema è più complicato e vasto. L’obiettivo principale non è più Ahok, ma egli è solo il grimaldello con il quale i radicali stanno cercando di scardinare l’esistenza dell’islam moderato nel Paese».  

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24 agosto 2019

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