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Iraq sempre più instabile

· Attentato dell’Is causa 33 vittime in un’area sciita a sud di Baghdad ·

Precipita la crisi politica in Iraq. Ieri, nel giorno in cui il cosiddetto Stato islamico (Is) è tornato a colpire nei pressi di Baghdad con un attentato che ha provocato almeno 33 morti, decine di dimostranti fedeli al leader radicale sciita Moqtada Al Sadr hanno fatto irruzione in Parlamento per chiedere riforme e lotta alla corruzione. Le autorità militari hanno dichiarato uno stato d’emergenza che comporta la chiusura di tutti i punti di accesso alla città, mentre chi vuole può uscirne.

Manifestanti sciiti fuori dal Parlamento iracheno a Baghdad (Ap)

E intanto, mentre la missione delle Nazioni Unite in Iraq ha espresso «grave preoccupazione» per gli ultimi eventi, dalla città sciita di Najaf, Al Sadr ha affermato che «la rivoluzione pacifica continuerà fino alla fine». Cioè fino a quando — dicono gli analisti — il primo ministro sciita Haidar Al Abadi completerà un rimpasto del Governo che porti alla guida dei ministeri tecnocrati non compromessi con i gruppi tra i quali il potere è suddiviso a partire dal 2003, vale a dire dalla caduta del regime di Saddam Hussein. La drammatica giornata di ieri in Iraq si è aperta, come detto, con l’esplosione di un camion bomba che ha provocato una strage in un’area a maggioranza sciita, a sud-est di Baghdad. L’Is ha rivendicato l’attentato, avvenuto nella località di Nahrawan. L’ultimo bilancio parla di 33 morti e 42 feriti. Ma la situazione è precipitata nel pomeriggio, durante una manifestazione di seguaci di Al Sadr che hanno travolto le barriere intorno alla Zona Verde, l’area fortificata nel centro di Baghdad dove sono situate le sedi istituzionali e le ambasciate straniere. Attraversando i ponti sul Tigri, i dimostranti hanno raggiunto il Parlamento sventolando bandiere irachene, dove hanno fatto irruzione in Parlamento. Il leader sciita Al Sadr ha accusato «gruppi di pressione etnico-confessionali» di ostacolare il processo di riforme del premier Al Abadi, che alcuni giorni fa era riuscito a cambiare sei ministri, ma che ieri non aveva potuto presentare nuove nomine ai vertici di altri dicasteri a causa del rinvio della sessione dell’assemblea. «I corrotti continuano ad opporsi alle riforme» ha tuonato Al Sadr. Dal canto suo il premier Adabi ha chiesto l’immediato arresto dei dimostranti sciiti.

Preoccupazione per la crisi in Iraq è stata espressa anche dall’Alto rappresentante della Ue per la Politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, la quale ha affermato che «un rapido ripristino dell’ordine è nell’interesse del popolo iracheno, che ha sofferto troppo a lungo della mancanza di stabilità nel Paese, ed è nell’interesse di tutta la Regione, che si trova ad affrontare numerose minacce».

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17 agosto 2019

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