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In Iraq
non è più tempo di divisioni

· ​Appello del patriarca di Babilonia dei Caldei alla classe politica ·

Baghdad, 7. Non è più il tempo delle divisioni, perché gli iracheni, a milioni, «stanno morendo a causa della povertà e delle malattie»: è un appello dai toni estremamente severi quello che il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël i Sako, ha indirizzato alla classe politica e dirigente dell’Iraq. In un momento tra i più drammatici nella storia del Paese, il patriarca caldeo chiede ai politici «saggezza e calma» per dar vita a una «vera riconciliazione», in grado di mettere fine a «questo degrado economico, istituzionale e della sicurezza».

Nei giorni scorsi, come è noto, migliaia di manifestanti, sostenitori del leader sciita Moqtada al-Sadr, hanno occupato parte della cosiddetta zona verde di Baghdad, dove si trovano le ambasciate e le massime istituzioni nazionali, per protestare contro le mancate riforme e l’immobilismo della politica. Alcuni manifestanti hanno anche assaltato il Parlamento e provocato danni a numerosi edifici. In risposta, il premier Haider al-Abadi, che da settimane tenta di costituire un esecutivo tecnico, ha ordinato al ministero dell’Interno di perseguire quanti «hanno attaccato le forze di sicurezza, i cittadini e i membri del Parlamento e vandalizzato le proprietà dello Stato».
Una situazione complessa, dunque, alla quale si aggiungono i timori e le difficoltà degli iracheni che vivono nei territori caduti nelle mani delle milizie fondamentaliste. Una popolazione che provoca «sofferenze, povertà e miseria» sottolinea il patriarca che poi, rivolgendosi direttamente alle alte cariche dello Stato, scrive: «Tutti voi siete ben consapevoli del fallimento delle istituzioni governative, della costante violazione del diritto, del procrastinare la soluzione dei problemi e le riforme essenziali chieste a gran voce da tutto il popolo. Tutto questo è il risultato di un panorama politico diviso, che non ha saputo raggiungere una vera riconciliazione nazionale, a cui si aggiungono i conflitti di interesse e le ambizioni che sono emerse di recente in tutta la loro forza». Di qui, facendo affidamento soprattutto «alle nostre responsabilità umane, nazionali e morali», ecco l’appello indirizzato a tutti i politici iracheni affinché «compiano tutti gli sforzi possibili per una vera riconciliazione, per mettere fine a questo degrado economico, istituzionale e della sicurezza». 

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