Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

In Iraq caos politico

· Dopo l’incarico ad Al Abadi di formare il nuovo Governo ·

Caos in Iraq dove s’intrecciano scontri armati e massima incertezza politica. Mentre prosegue nel nord l’avanzata dei jihadisti — con i raid statunitensi che hanno già permesso ai peshmerga curdi di riguadagnare località strategiche finite sotto il controllo del miliziani dello Stato islamico — si sta configurando il rischio di un golpe.

 Il presidente iracheno, Fuad Masum, ha incaricato ufficialmente ieri l’esponente sciita Haider Al Abadi di formare il nuovo Governo. Non si è fatta attendere la reazione del premier uscente, Nouri Al Maliki, il quale ha deciso di schierare le truppe speciali al centro della capitale per «rimediare all’errore» commesso dal presidente iracheno nella scelta di Al Abadi, suo rivale. Dal canto suo il capo dello Stato ha parlato di «scelta per il bene del Paese» indicando in Al Abadi un leader accettato anche a curdi e sunniti.

Ieri Al Maliki ha di nuovo denunciato il presidente per «violazione della Costituzione»: il motivo è che nelle elezioni del 30 aprile scorso è stato il suo partito, Al-Dawa, ad aggiudicarsi la maggioranza relativa dei voti e dunque l’incarico di formare la nuova compagine governativa, sostiene Al Maliki, «spetta a me». In questo scenario sono intervenuti l’Onu e gli Stati Uniti, che hanno appoggiato la scelta del presidente iracheno: una scelta che deve poi portare alla formazione un «Governo inclusivo», hanno auspicato. Nello stesso tempo sia il Palazzo di Vetro sia Washington hanno ammonito contro eventuali «colpi di mano» che potrebbero avere effetti destabilizzanti sugli equilibri di un Paese già logorato dalle violenze dei miliziani. Come rilevano gli analisti, l’attuale pronunciata frammentazione dello scenario politico iracheno rischia di giocare a vantaggio dei miliziani che continuano ad avanzare nel nord, non solo con le armi, ma anche con altri mezzi: come la diffusione di video di decapitazioni con il proposito di seminare il terrore tra i civili. E ieri i curdi di Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, sono tornati a denunciare il fatto che i jihadisti puntano «al genocidio della nostra gente». Ed è in tale inquietante contesto che continua a consumarsi il dramma delle minoranze in fuga dalle violenze. I cristiani e gli yazidi sono vittime di sistematiche persecuzioni: una realtà che rischia di assumere dimensioni sempre più tragiche se l’offensiva dei jihadisti dovesse proseguire con un ritmo così incalzante. 

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

10 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE