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Ira Berlin, lo storico dello schiavismo

È morto l’11 giugno scorso, in un ospedale di Washington, lo storico statunitense Ira Berlin, che con i suoi studi ha contribuito in maniera determinante a rinnovare la storiografia sullo schiavismo e sulla cultura afro-americana. Berlin era professore emerito della university of Maryland ed è stato presidente dell’Organization of American Historians. 

È stato il fondatore del Freedmen and Southern Society Project all’university of Maryland; grazie a questo progetto, ha reso accessibili decine di migliaia di documenti inediti custoditi negli archivi statunitensi sul dramma dello schiavismo e della segregazione razziale. Una selezione dei documenti raccolti è apparsa nella monumentale opera Freedom: A Documentary History of Emancipation. Ira Berlin era nato a New York nel 1941, nel quartiere del Bronx, vicino al “paradiso verde” del Van Cortlandt Park. «Quello che ancora non sapevo — avrebbe detto molti anni più tardi Berlin — è che probabilmente al posto del parco un tempo c’era la piantagione Van Cortlandt, e c’erano schiavi che vivevano e lavoravano lì». Un importante tassello della memoria storica della città che ha contribuito a riportare alla luce con la mostra «Slavery in New York» allestita nel 2005 grazie alla New York Historical Society. Del 1998 è invece quello che da molti storici è considerato il suo capolavoro, Many Thousands Gone: The First Two Centuries of Slavery in North America che ha preso in esame l’evoluzione della cultura degli schiavi africani nelle diverse regioni del Nord America. Secondo Berlin, la Rivoluzione americana lasciò dietro di sé un’eredità duplice, che al tempo stesso favorì e rallentò il processo d’emancipazione. Se da un lato, infatti, fu solo la Rivoluzione a rendere visibile la schiavitù agli occhi degli americani, dall’altro, proprio in quegli anni venne definendosi una nuova e negativa percezione della differenza razziale da parte dei bianchi americani, da cui sarebbe germogliata la mala pianta del pregiudizio razziale, ancora oggi così difficile da estirpare. La stessa ideologia rivoluzionaria venne manipolata, servendo così la causa degli schiavisti, in virtù di una lettura ribaltata dei principi libertari proclamati nella Dichiarazione d’indipendenza, secondo la quale, se tutti gli uomini erano stati creati uguali e alcuni di loro erano schiavi, forse, quelli che erano rimasti in una tale, degradata condizione di dipendenza, non erano del tutto uomini. «Questo elefante seduto in mezzo alla storia degli Stati Uniti inizia lentamente a essere messo a fuoco» scriveva un anno fa su «The Conversation» Daina Raina Berry, studiosa della schiavitù presso la University of Texas ad Austin, citando fra gli altri, anche gli studi di Berlin.

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19 agosto 2018

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