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Invito alla felicità

· In un libro di François Rose l’esortazione «Amoris laetitia» spiegata a un adolescente ·

Un anno dopo la presentazione dell’esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia, c’è di che ringraziare almeno un adulto e un adolescente per averci indicato un modo concreto con cui applicare il documento pontificio. Dopo varie discussioni sull’interpretazione di alcuni passaggi del testo, viene finalmente l’ora di considerarne l’effettiva incidenza pastorale, cominciando dai giovani che si affacciano all’amore. François Rose, ingegnere agronomo e filosofo, ha pensato di spiegare al proprio figlioccio Alexandre — diciassettenne, di cui è padrino — la rivoluzione d’amore contenuta nel testo papale (La révolution d’amour expliquée à mon filleul. Préface de Mgr Jean-Paul Vesco, évêque d’Oran, Paris, Éditions Salvator, 2017, pagine 161, euro 16,90). Proprio la notte dell’8 aprile di un anno fa, egli non riuscì a prendere sonno dopo aver letto d’un fiato il documento, al pensiero che era giunta l’ora della grande rivoluzione per la nostra civiltà: la via dell’amore vero, che supera la tentazione ideologica di giudicare il mondo prima di averlo accolto.

L’immagine  di copertina del libro

Il libro — suggerito dall’amico vescovo Jean-Paul Vesco, che ne ha scritto la prefazione — raccoglie un lungo dialogo tra François Rose e Alexandre, e si articola in domande e risposte attraverso sette capitoli.

Non è eccessivo parlare di rivoluzione? chiede il ragazzo. A volte — risponde il padrino — l’amore si presenta come un vento violento che scuote le fondamenta, distrae dallo studio, occupa tutti i pensieri, riduce persino l’autocontrollo. Il segreto dell’amore è di essere assolutamente singolare: tocca il nostro intimo più profondo, in tutte le sue dimensioni. Per questo, la Chiesa è cattolica, cioè universale, perché è una religione dell’amore: «Non si rivolge a tutta l’umanità nello stesso tempo, ma a ogni persona nella sua intimità più profonda» (pp. 18-19). L’amore di Gesù, che è universale, si rivolge a ciascuno in modo particolare. Con Amoris laetitia, il Papa vuol dire proprio questo: la Chiesa non propone la dottrina a tutti gli uomini insieme, per avere ragione, ma dice parole d’amore a ciascuno in modo speciale, come se fosse unico al mondo. Qui sta la rivoluzione.

L’amore ha bisogno di tempo, di tempi lunghi, di una vita intera. Perciò, il tempo è superiore allo spazio, ripete il Pontefice, evocando l’antico principio aristotelico per il quale niente di ciò che esiste è totalmente statico: le cose passano dalla potenza all’atto, evolvono, si sviluppano. Così è per l’amore, per il desiderio di famiglia che un giovane porta nel cuore, che ha bisogno di essere guidato, accompagnato verso il suo compimento, evitando di chiedere troppo col rischio di non ottenere nulla (cfr. Amoris laetitia, 271). François spiega ad Alexandre che il Papa «non ha toccato una parola, una virgola, della dottrina» (p. 98): ha soltanto evidenziato il primato del pastorale sul dottrinale, poiché la dottrina illumina la strada generale, ma ogni storia è particolare.

Al giovane che domanda se la Chiesa è disposta ad accogliere questa rivoluzione pastorale, il padrino risponde che il documento non ha provocato alcuno scisma: «La grande maggioranza dei lettori di Amoris laetitia vi trova uno straordinario manuale per imparare ad amare. È un metodo prezioso per coloro che si preparano al matrimonio, per quelli che vogliono veramente impegnarsi nell’esercizio dell’amore», e vi «si percepisce un Santo Padre gioioso, realista e paterno, che, generosamente, ci comunica il suo entusiasmo» (p. 99). Quando Alexandre chiede come considerare l’amore per la sua ragazza Léa, François risponde che il desiderio di vedere chiaro è un buon punto di partenza: l’amore esige di essere messo alla prova della realtà, non dell’illusione, senza eludere le questioni difficili, i punti di disaccordo, con la capacità di confrontare le differenze (cfr. Amoris laetitia, 210). Aprire l’intelligenza al reale significa percepire i differenti livelli di verità presenti in una storia.

di Maurizio Gronchi

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14 novembre 2019

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