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Investire e non solo aiutare

· Appello dei ministri africani al forum internazionale sul Mediterraneo ·

Molto deciso l’ammonimento rivolto all’Europa da vari esponenti di paesi africani situati in entrambe le parti del Sahara, lungo le principali vie usate dai migranti, nel secondo giorno del Forum Mediterranean dialogues, in corso a Roma. «Se non volete che i migranti arrivino da voi, dovete investire sullo sviluppo, sul lavoro, sulla sicurezza in Africa» ha dichiarato il ministro degli esteri algerino, Abdelkader Messahel. A dieci anni dal vertice di Lisbona, che ricorre il prossimo 9 dicembre, punto di partenza della strategia comune tra Europa e Africa, il diplomatico algerino ha sottolineato che «dobbiamo dire chiaramente che l’Africa non ha bisogno di aiuti allo sviluppo ma di sviluppo industriale». Nel suo intervento al Forum Med, durante un dibattito intitolato “Gestire insieme le migrazioni: costruiamo una nuova partnership”, Messahel ha invocato la necessità di riflettere su «una strategia globale per dare una prospettiva ai giovani» della regione.

Il capo della diplomazia di Algeri ha anche parlato della problematica del legame tra terrorismo e traffico di esseri umani. «Sul terreno vi assicuro che è difficile distinguere terroristi, trafficanti di droga e militanti di cause indipendentiste: una cosa è certa, siamo di fronte a un traffico che frutta un miliardo di dollari e serve a finanziare il terrorismo internazionale», ha confidato Messahel, sottolineando che «il terrorismo e il crimine organizzato si sviluppano laddove c’è il caos e non c’è uno stato organizzato».
Dal canto loro, alcuni ministri africani presenti al forum di Roma hanno ritenuto che il rimpatrio di migliaia di migranti presenti in Libia — stabilito dopo il vertice Africa-Europa di Abidjan di questa settimana — non risolverà la crisi migratoria. È sempre possibile frenare i flussi di migranti che cercano di fuggire dall’Africa per giungere in Europa in vista di una vita migliore, ha riconosciuto il ministro degli esteri nigerino Ibrahim Yacoubou, «ma senza soluzione duratura, questo non risolverà il problema». Due anni fa, tra 280.000 e 300.000 persone hanno attraversato il Niger, oggi sono solo 12.000, «è quindi possibile arginare i flussi», ha aggiunto Yacoubou. A inizio 2018 sarà aperto il primo campo di rifugiati delle Nazioni Unite in Libia, ha indicato l’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati, Filippo Grandi. «Entro l’inizio dell’anno dovremmo essere pienamente operativi, abbiamo già le risorse» ha ribadito durante il Forum. Nel frattempo «continuiamo a cercare di migliorare l’accesso ai centri di detenzione gestiti dalle autorità e purtroppo da altre milizie. Abbiamo convinto le autorità a liberare un migliaio di persone, che erano in realtà dei rifugiati, dai centri di detenzione, e stiamo lavorando su almeno altre duemila persone». Abbiamo evacuato «25 rifugiati in Niger che verranno reinsediati in Francia» ha spiegato Grandi annunciando il prossimo trasferimento e successivo reinsediamento di un altro più grande gruppo di persone, di cui fanno parte anche bambini. Ma finché la sicurezza e la povertà saranno la regola in tanti paesi dell’Africa, i giovani continueranno a rischiare la propria vita alla ricerca di un futuro migliore, ha avvertito il ministro Yacoubou. «E potrete istituire quanti Frontex volete», il fenomeno rimarrà, ha ammonito il ministro algerino Messahel. «Se volete che non ci siano migranti — ha aggiunto il suo omologo nigerino — bisogna dare più spazio allo sviluppo e alla sicurezza».

di Charles de Pechpeyrou

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16 dicembre 2017

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