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Intuizione e riflessione

· ​Un convegno sull'esperienza del lutto nell'arte e nella letteratura ·

Frutto della collaborazione di un gruppo di ricerca internazionale, formato da docenti di Roma Tre e docenti della University College London (Simona Corso, Florian Mussgnug e Jennifer Rushworth), il convegno intitolato Mourning: Different Times, Different Forms, in programma a Roma Tre il 14 e 15 maggio, intende indagare le forme in cui arte e letteratura declinano l’esperienza del lutto, attraverso generi diversi, in epoche lontane fino ad oggi. 

Il saggista e semiologo francese Roland Barthes

«Il convegno — dichiara Simona Corso — vedrà contributi di studiosi e artisti. Saranno presi in considerazione alcuni generi privilegiati, tra cui la poesia e il grief memoir, ma non solo. Si guarderà oltre la letteratura, per indagare altre forme d’arte — la fotografia, la musica, la performance art — che si sono confrontate con l’esperienza della perdita e del dolore provocato dalla morte di una persona amata». La morte dunque parla agli artisti: è quel mistero, quella “dura parola” che lascia sgomenti, ma si lascia interrogare; proprio la morte, la fine, l’annullamento può aprire le porte a una dimensione ulteriore, quella del cammino nella domanda e nel dolore, quella dimensione fertile di intuizioni, riflessioni, bilanci esistenziali che chiamiamo lutto.
Se nella società occidentale contemporanea, si viene sempre più radicando una fatua idea di immortalità, se un edonismo senza limiti imperversa, rafforzando il tabù della morte, se il progresso tecnologico e scientifico viene additato come risolutore assoluto di ogni contraddizione, l’arte e la letteratura in primis sfidano tale massiva ottusità, propria di una cultura materialistica che prova a scacciare la morte dalla vita, relegandola a una sorta di “non problema”. Eppure la morte è l’unica certezza assoluta, è la realtà che accomuna ogni uomo e donna indistintamente, annullando differenze d’ogni ordine e grado. Poiché nessuno può raccontare l’esperienza diretta della propria morte, ecco che l’arte, attraverso la via maestra dell’elaborazione del lutto, si avvicina con coraggio ad indagare questo grande mistero, intrinsecamente unito a quello della vita.
Il convegno internazionale Mourning: Different Times, Different Forms vuole dare la parola alla morte, perché, attraverso la riflessione su essa, l’esperienza del lutto venga accettata e non rimossa e la ricerca artistica, che da questo momento esistenziale scaturisce, possa illuminare la vita con nuovi e profondi significati: «Due contributi (rispettivamente, di Aarathi Prasad e Uta Staiger) — continua Simona Corso — allargheranno la prospettiva oltre la letteratura e le arti, per guardare alla preistoria dei rituali di lutto, e al rapporto tra lutto e legge nel mondo contemporaneo. Tra gli ospiti ci sarà l’artista Zoe Papadopoulou, che ci racconterà del suo attuale progetto su performing grief (un progetto che Zoe svolge da qualche mese a Londra con gente a lutto) e di come l’arte possa alleviare le sofferenze anche di quelle persone che hanno sempre avuto poca dimestichezza con l’arte, se non addirittura diffidenza nei suoi confronti».
Se nelle società passate l’angoscia del distacco trovava conforto nella coesione del gruppo familiare e sociale, lo scenario contemporaneo mostra un quadro in cui la morte è ridotta a fatto privato, nascosto, mediante l’ospedalizzazione e la riduzione della stessa a rapporto medicalizzato: «I contributi si collocheranno su due assi temporali, il medioevo e la modernità, due fasi storiche lontane ma risonanti l’una con l’altra. Nel passaggio da Dante o Petrarca a Roland Barthes, si indagherà come cambia il discorso del lutto e del conforto da un’epoca all’altra, ma anche, probabilmente, cosa resta».
Il convegno è stato finanziato dal Cities partnerships Programme, un programma in cui University College London si impegna a finanziare, in cicli della durata di tre anni, progetti di collaborazione, ritenuti meritori, tra Ucl e gli atenei di alcune città europee. Florian Mussgnug, organizzatore del convegno, nonché direttore accademico del primo triennio del Cities partnerships programme, commenta: «Queste sinergie universitarie rappresentano un tentativo di risposta alla minaccia di una possibile uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. L’accademia non ha confini, né passaporti. A chi vuole spaccare l’Europa, noi rispondiamo organizzando convegni che aggregano idee e progetti da tutta Europa. Convegni che, come questo incentrato sul lutto, esplorano con coraggio il senso profondo e condiviso della nostra umanità».

di Elena Buia Rutt

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18 settembre 2019

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