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Intesa sulla Siria

· Trump e Lavrov a colloquio alla Casa Bianca ·

Con queste parole il ministro degli esteri russo, Serghiei Lavrov, ha commentato l’incontro con il presidente statunitense, Donald Trump, avvenuto ieri alla Casa Bianca. È stato il primo colloquio tra Trump e un membro del governo russo. Il risultato è positivo, almeno dalle prime dichiarazioni che sono state rilasciate.

Per la Casa Bianca il colloquio, durato circa quaranta minuti, è stato «molto, molto buono» e ha dimostrato «il desiderio di costruire una migliore relazione tra Stati Uniti e Russia». Lavrov mancava da Washington dall’agosto del 2013, a causa del gelo diplomatico venutosi a creare tra Putin e Obama. La sua visita è giunta all’indomani del licenziamento del direttore dell’Fbi James Comey, divenuto la figura più scomoda per l’inquilino della Casa Bianca dopo il clamore suscitato dal Russiagate, ovvero il caso dei presunti rapporti tra lo staff della campagna elettorale di Trump e il Cremlino finalizzati a colpire l’altro candidato, la democratica Hillary Clinton. Comunque, nelle consultazioni di ieri, l’argomento del Russiagate non è stato toccato (almeno ufficialmente) come ha precisato anche Lavrov, il quale ha definito la vicenda un «affare interno» agli Stati Uniti con cui Mosca non ha niente a che fare. Per quanto riguarda i contenuti del colloquio, la Casa Bianca ha fatto filtrare solo una nota generica concentrata in tre punti. Sulla Siria Trump ha sottolineato non solo la necessità di lavorare insieme per mettere fine al conflitto, ma anche «l’esigenza per la Russia di tenere sotto controllo il regime di Assad, l’Iran e chi agisce per suo conto». Sull’Ucraina, il presidente ha rinnovato l’impegno a risolvere il conflitto, ma ha richiamato la Russia alla sua responsabilità di attuare pienamente gli accordi di Minsk siglati nel febbraio 2015. Infine, il presidente ha evocato la possibilità di «una più ampia cooperazione» con Mosca per risolvere i conflitti in Medio oriente e altrove.

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