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Intervento militare in Libia

· La comunità internazionale decide una no-fly zone per proteggere la popolazione civile ·

Le forze di Gheddafi annunciano il cessate il fuoco

L’approvazione, ieri, della risoluzione 1973 con la quale il Consiglio di sicurezza dell’Onu impone una no-fly zone sui cieli libici, prospetta un possibile intervento armato internazionale. La risoluzione prevede «tutte le necessarie misure per proteggere la popolazione civile», tranne un’invasione di terra. Questa mattina, peraltro, le autorità di Tripoli hanno annunciato la sospensione dell’offensiva per rispetto all’Onu e di essere disponibili ad aprire un dialogo con le parti in conflitto. La risoluzione dell’Onu è stata votata mentre si combatteva a Misurata e a Bengasi. La Francia è riuscita, insieme a Gran Bretagna e Libano, a convincere gli altri membri del Consiglio di sicurezza a prendere questa decisione.

Le cancellerie internazionali sono impegnate in una serie di contatti e di vertici interni. Oggi si è appreso che l’ambasciata italiana a Tripoli ha sgomberato il personale. Il presidente statunitense, Barack Obama, ha chiamato nella notte il presidente francese, Nicolas Sarkozy, e il premier britannico, David Cameron, per coordinare una strategia comune. Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, parteciperà alla riunione di domani a Parigi tra rappresentanti dell’Unione europea, della Lega araba e dell’Unione africana sull’intervento alla Libia. Alla luce della risoluzione dell’Onu, si è svolto oggi a Palazzo Chigi un vertice interministeriale presieduto dal presidente del Consiglio dei ministri italiano, Silvio Berlusconi. «Nelle prossime ore — ha detto il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano — dovremo prendere decisioni difficili, impegnative rispetto a ciò che sta accadendo in Libia».

La Nato ha annunciato che gli ambasciatori dei Paesi membri si sono riuniti a Bruxelles per discutere la risposta alla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che autorizza la no-fly zone e l’uso della forza in Libia. L’organo decisionale della Nato, il Consiglio Nord Atlantico, discute «le implicazioni della risoluzione e una pianificazione preventiva di tutte le eventualità». Qualsiasi intervento dell’Alleanza atlantica deve essere approvato dai 28 Paesi membri della Nato. La Turchia si è espressa contro l’intervento — Ankara insiste per una soluzione pacifica del conflitto — così come la Germania, che si è anche astenuta nel voto al Palazzo di Vetro.

Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno spinto invece con forza per un intervento armato contro il regime di Gheddafi per proteggere la popolazione. In questa situazione, guadagna forza l’opzione che siano gli eserciti di questi Paesi con l’appoggio di alcuni Stati arabi come la Giordania, il Qatar, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti che si incaricheranno dell’operazione militare. Anche l’Ue si è detta pronta a mettere in pratica la risoluzione approvata dall’Onu, accolta ieri sera a Bengasi dal giubilo dei rivoltosi.

Il testo della risoluzione del Consiglio di sicurezza è stato approvato con il voto favorevole di dieci Paesi: Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Bosnia ed Erzegovina, Gabon, Nigeria, Sud Africa, Portogallo, Colombia e Libano. Si sono astenute Russia, Cina — entrambe con diritto di veto — oltre a Brasile, India e, unico fra gli europei, la Germania. Come ha annunciato il ministro degli Esteri di Berlino, Guido Westerwelle, le truppe tedesche non prenderanno parte in operazioni militari in Libia. La stessa posizione è stata assunta dalla Russia, come ha reso noto il generale Nikolai Makarov. Per il cancelliere tedesco, Angela Merkel, la risoluzione dell’Onu «non è stata ponderata al cento per cento». Lo ha spiegato nel corso di una riunione con i parlamentari della Cdu.

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17 luglio 2019

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