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Integrazione e immigrazione qualificata

· Uno strumento per rilanciare l’economia ·

Nel corso dell’ultimo decennio l’Italia è diventata uno dei principali Paesi di immigrazione a livello europeo e continua a esserlo nonostante la persistenza della crisi economica. Le ragioni dell’afflusso costante di lavoratori stranieri sono molteplici, in particolare la scarsità di manodopera in settori chiave dell’economia.

L’immigrazione, fenomeno strutturale e irreversibile, comporta, se la sua gestione viene programmata con lungimiranza, importanti benefici. Ci si trova infatti di fronte ad una realtà che contribuirà sempre più a cambiare la fisionomia dei Paesi meta di immigrazione. Come l’Italia, appunto, che non è mai stata estranea all’incontro tra culture.

Analizzando il modello di sviluppo che si prospetta, sembra che le società del domani avranno un respiro sempre più internazionale. La stessa congiuntura economica attuale pone l’internazionalizzazione delle imprese — anche italiane — come conditio sine qua non per la ripresa. Nell’ambito della riforma appena avviata dal ministero degli Esteri italiano, la rinnovata attenzione rivolta alla promozione del sistema Paese dimostra quanto sia strategico conquistare i mercati stranieri.

Eppure il fenomeno della circolazione dei beni e quello della circolazione delle persone — entrambi legati alla globalizzazione — sembrano viaggiare su binari diversi. La globalizzazione dal basso che le migrazioni determinano cambia non solo la composizione demografica, ma anche quella della forza lavoro e del mercato occupazionale nei Paesi d’accoglienza. In futuro bisognerà quindi pensare a processi d’integrazione reciproci e comportamenti inclusivi adeguati per le persone, mentre dal punto di vista economico, sociale e politico saranno necessari strumenti più efficaci e sostenibili, per gestire l’immigrazione.

Si tratta senz’altro di questioni complesse, che necessitano di un approccio chiaro e lungimirante, che garantisca sicurezza legale e sociale ai nuovi arrivati, mentre finora è prevalsa una gestione emergenziale e poco selettiva.

Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) gli immigrati sono la chiave per una crescita economica di lungo periodo, specialmente là dove siano assenti le competenze professionali necessarie a un rapido rilancio dell’economia. Prova ne è che, per fronteggiare il fabbisogno di high-skills nei settori strategici, l’Unione europea ha dato vita alla Blue Card , che in sostanza consiste in pratiche snelle e procedure semplificate per i cervelli in arrivo. La direttiva dovrebbe presto essere recepita anche in Italia, Paese in cui, se la necessità di manodopera è ormai assodata, non lo è altrettanto quella dell’immigrazione qualificata.

Questa è rappresentata non solo dai lavoratori altamente qualificati provenienti dall’estero, ma anche dai professionisti d’origine straniera già presenti sul territorio, da coloro che si formano nelle università italiane e da quelli che arrivano già con titoli di studio. Sarebbe importante non solo ricorrere all’immigrazione qualificata proveniente dall’estero, ma individuare direttamente le risorse già disponibili sul territorio, costituite sia dalle seconde generazioni — che completano il ciclo di studi restando ancora marginalizzate — sia pure dagli immigrati qualificati, che non si vedono riconosciuti i titoli di studio.

Per quanto i datori di lavoro italiani rivolgano un’attenzione sempre maggiore all’immigrazione qualificata, essa resta ancora un fenomeno marginale. Considerati sia l’attuale congiuntura socio-economica che il crescente livello di competizione internazionale, la strada è comunque quella della valorizzazione delle competenze e delle capacità professionali dei lavoratori di origine straniera, perché le sollecitazioni provenienti da costoro — insieme alle loro esperienze e al loro retroterra culturale — possono dimostrarsi il volano necessario per una rinnovata crescita a beneficio di tutti. Inoltre l’assorbimento di professionisti di origine straniera nel mercato del lavoro italiano e di conseguenza il loro inserimento nel tessuto sociale potrebbero certamente migliorare il processo di inserimento di tutti gli immigrati.

La presenza degli immigrati qualificati è infatti in grado di fornire un efficace contributo all’integrazione reciproca, ma a condizione che essa sia basata su valori alti e condivisi da tutti. Italiani e nuovi italiani.

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20 agosto 2019

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