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Insopprimibile tensione dell’anima

· La maternità in un libro di Silvia Vegetti Finzi ·

Cécile Metge,  «Gravidanza» (2007)

In virtù del suo coinvolgere cuore e mente, madre e figlio, i due partner, famiglia estesa e comunità, la gestazione costituisce per la donna un’esperienza senza pari. Silvia Vegetti Finzi, nota psicologa e saggista, nel suo libro L’ospite più atteso. Vivere e rivivere le emozioni della maternità (Torino, Einaudi, 2017, pagine 130, euro 12), interpreta a ragione la gravidanza come una delle esperienze più significative nella vita di una donna. Eppure, tale esperienza, che può essere considerata il modello di ogni creazione umana, non riceve la considerazione che merita nella nostra società, dove la maternità è promossa a parole, ma ostacolata nei fatti. Silvia Vegetti Finzi rende le sue riflessioni su questo tema vive ed “esperienziali”, descrivendo, in un libro che si pone tra saggistica e narrativa, le reazioni, le considerazioni, le paure e le aspettative di Lena, una giovane donna che scopre di essere incinta. 

Lena, come ogni altra donna, a questo spaesamento non è del tutto impreparata: percepisce, infatti, che il proprio corpo l’ha preparata da tempo a rispondere all’appello di un figlio a venire, disponendosi all’ospitalità e alla cura. Eppure, nella società contemporanea, l’esperienza intima e segreta della gravidanza non riceve sufficiente tempo e spazio per essere colta, è anzi considerata inopportuna: ridotta a mero processo organico, rischia di essere del tutto controllata da una gestione medica che separa il corpo dalla mente, azzerando le emozioni.
«Possibile — si chiede Silvia Vegetti Finzi — che un processo che avviene dentro il corpo femminile, che costituisce una sua specifica competenza, debba essere appreso da uomini che quel corpo non lo possiedono, non lo sperimentano, che non appartiene alla loro identità?». Di cosa avvenga nel corpo cavo delle donne, gli uomini hanno esperienza solo dal di fuori, dai libri o dalla pratica medica. Seppure, per secoli, gravidanza e parto siano stati faccende di donne, ora la parola autorevole di una scienza maschile sembra mettere a tacere il sapere di un corpo, che non ha invece bisogno di apprendimento, poiché dotato di competenze istintive: queste, escluse dalla coscienza, giacciono segrete nell’inconscio.
Diventare madre è dunque «esperienza d’ombra, esperienza sempre sconosciuta, incommensurabile, non catalogabile e impossibile da ridurre a dispetto di ogni tecnica e sapere scientifico». Da qui l’istanza alla base di questo interessante volume di Silvia Vegetti Finzi: la necessità di comprendere il sorprendente che accade dentro la donna, il cui desiderio di maternità rappresenta un’insopprimibile tensione dell’anima.

di Elena Buia Rutt
 

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14 ottobre 2019

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