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Insieme è possibile

· ​L’ultimo giorno della visita in Georgia ·

Si è conclusa con un abbraccio e con tre baci che parlano di amicizia, di fraternità, di voglia di camminare insieme nonostante le difficoltà, la visita di Papa Francesco in Georgia. Così si sono salutati lui e il catholicos Ilia II all’uscita della cattedrale patriarcale ortodossa di Svetyskhoveli nel tardo pomeriggio di sabato 1 ottobre. Tutto è avvenuto in uno scenario bellissimo, quando già i raggi del sole filtravano appena da dietro le cime del Caucaso, lasciando ancora ben definito il profilo della splendida chiesa medievale. Il camminare mano nella mano del Pontefice e del patriarca resterà impresso negli occhi e nei cuori di cattolici e ortodossi georgiani, simbolo concreto di un itinerario spirituale possibile. Ilia ii ha ribadito «profonda stima e amore fraterno» a Francesco, il quale ha ricordato la comune vocazione, «nonostante i nostri limiti», a essere «uno in Cristo».

Il Papa è giunto nell’antica città di Mtskheta dove sorge la cattedrale, cuore spirituale della Chiesa ortodossa georgiana, luogo in cui la nazione è divenuta cristiana nel quarto secolo. Ad attenderlo il catholicos, accompagnato dalla sua guardia d’onore in costumi tradizionali. Come il giorno precedente, i due si sono abbracciati e dopo un triplice bacio hanno avuto un breve dialogo. Mentre le campane suonavano a distesa, tenendosi la mano sono entrati in chiesa, accompagnati dal canto del coro patriarcale che riempiva solennemente le antiche arcate di pietra. Al centro della navata, di fronte all’edicola di Santa Sidonia — dove la tradizione vuole sia custodita insieme al corpo della santa anche la tunica di Gesù crocifisso — Francesco e Ilia ii hanno acceso due candele votive e si sono soffermati qualche secondo a pregare in silenzio.

Quindi il patriarca e il Pontefice hanno pronunciato i rispettivi discorsi alla presenza di qualche centinaio di persone, tra le quali, oltre al seguito papale e alle autorità religiose ortodosse, anche rappresentanti di altre denominazioni cristiane, autorità civili, diplomatici e accademici. L’incontro è stato concluso da un altro momento molto suggestivo: alcuni membri assiri della Chiesa ortodossa di Georgia hanno eseguito un canto in aramaico. Il Papa ha ascoltato assorto le parole cantate nella lingua che fu di Gesù, emozionante omaggio alle antiche radici che accomunano le due Chiese.

dal nostro inviato Maurizio Fontana

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23 maggio 2019

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