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Insieme contro l’Is

· Dopo gli attacchi di Parigi Obama e Putin raggiungono un’intesa per mettere fine alla crisi siriana ·

Un percorso politico preciso per arrivare a mettere fine alla crisi in Siria e stroncare il terrorismo islamico: questo il principale risultato del bilaterale, tenutosi ieri a margine del g20 di Antalya, in Turchia, tra i presidenti statunitense, Barack Obama, e russo, Vladimir Putin. 

L’omaggio alle vittime davanti al Bataclan (Reuters)

A meno di 48 ore dalla terribile strage di Parigi, Obama e Putin hanno raggiunto un’intesa quadro sulla transizione siriana, che prevede tre fasi fondamentali: la tregua, le elezioni e infine la costituzione di un nuovo Governo a Damasco, come sancito anche dalla Road Map di Vienna. L’inquilino della Casa Bianca ha sottolineato la necessità che le azioni russe in Siria siano maggiormente indirizzate contro i miliziani dello Stato islamico (Is) e non colpiscano invece i ribelli che si oppongono ad Assad. Da Mosca, Yuri Ushakov, consigliere di Putin per la politica estera, ha detto che i due Paesi «condividono obiettivi strategici nella battaglia contro lo Stato islamico, ma le differenze restano». Ad Antalya Obama è tornato a condannare gli attacchi a Parigi che hanno «oscurato i cieli del mondo» e si è detto pronto a «braccare i terroristi», aiutando la Francia nella caccia ai responsabili. Inoltre, il presidente ha annunciato che la Casa Bianca e l’Eliseo stanno lavorando insieme per intensificare i raid in Siria e in Iraq, e le azioni potrebbero estendersi anche alla Libia e al Sinai. «Dopo Parigi — ha spiegato il consigliere di Obama per la politica estera, Ben Rhodes — ci aspettiamo un raddoppio degli sforzi sul campo contro l’Is. I francesi faranno di più. Ma la chiave rimane l’addestramento delle forze locali capaci di difendere la Siria quando il Paese avrà un nuovo Governo». È dunque escluso un massiccio intervento di terra, almeno per il momento. Sarà invece rafforzata la cooperazione con la Russia per intensificare i raid. Ci si attende inoltre una maggiore collaborazione dei Paesi arabi sunniti, in primis dell’Arabia Saudita, già impegnata in Yemen, alla guida della coalizione che sostiene il presidente Hadi contro i ribelli sciiti huthi.

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20 agosto 2019

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