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Insieme con coraggio

· ​Firmata la dichiarazione per il rilancio dell’Ue a sessant’anni dai Trattati di Roma ·

  I capi di stato e di governo dei 27 paesi Ue hanno firmato la Dichiarazione con cui oggi, a Roma, hanno rinnovato l’impegno alla costruzione comune, a 60 anni dalla nascita della Comunità economica europea (Cee), per «rilanciare nei prossimi dieci anni l’integrazione». La cerimonia, alla quale hanno preso parte anche i presidenti delle istituzioni europee, si è svolta nella sala degli Orazi e Curiazi del Campidoglio, al cospetto della teca in cui è conservato il documento originale del Trattato siglato a Roma nel 1957 da Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. L’incontro si è tenuto tra rigidi controlli delle forze dell’ordine, mentre allora la piazza era gremita di cittadini.

La dichiarazione firmata  dai leader dell’Unione europea

«Ci sarà un centesimo anniversario della Ue» ha affermato il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, al suo arrivo, definendo anche però «molto triste» l’assenza del Regno Unito. Il premier britannico Theresa May ha annunciato di avviare la procedura per la Brexit mercoledì prossimo, 29 marzo.

«Quella di oggi non deve essere una giornata di autocompiacimento ma un impegno politico concreto verso i cittadini»: con queste parole il presidente del parlamento europeo, Antonio Tajani, ha espresso preoccupazione per la «crescente disaffezione» nei confronti dell’Ue, chiedendo «cambiamenti profondi» per «completare il cantiere e liberare il potenziale inespresso».

La piena consapevolezza delle «sfide inedite da affrontare» è emersa anche nel discorso del presidente della commissione europea, Jean-Claude Juncker: «Solo uniti potremo essere all’altezza delle sfide del mondo di oggi, più complesse e non paragonabili a quelle dei padri fondatori».

Un richiamo alla concretezza anche nelle parole del presidente del consiglio europeo, Donald Tusk, che ha sottolineato che «i 27 devono dimostrare di essere i leader di quest’Europa» e non di idee astratte.

Da parte sua, il presidente del consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, che ha accolto tutti sulla piazza del Campidoglio insieme con il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha lanciato il suo appello a «ritrovare il coraggio dei padri». «Abbiamo saputo convivere con le diversità. Abbiamo la forza delle nostre leggi, della società aperta, del valore che attribuiamo ai diritti umani», ha detto Gentiloni chiedendo impegni per riconquistare la fiducia di cittadini: «Attraverso la crescita, gli investimenti, le politiche migratorie comuni, gli impegni per la sicurezza e la difesa».

Tra i punti più significativi della Dichiarazione firmata, c’è una citazione della difesa dei diritti sociali europei che non appariva nella bozza e che è stata voluta dalla Grecia. Si evidenzia come l’Ue non sia solo «una grande potenza economica» ma un organismo «con un livello senza pari di protezione sociale e welfare». Nella dichiarazione è stata aggiunta la parola «insieme» al paragrafo sulle «sfide senza precedenti» che l’Ue deve affrontare, «in un mondo che cambia rapidamente».

A proposito dell’Ue a più velocità, che ha rappresentato il nodo più controverso delle ultime settimane, il testo chiarisce che «nell’unità» i paesi agiranno «insieme, con diverse velocità e intensità dove necessario», continuando a muoversi «nella stessa direzione, come fatto in passato». In tema di migranti, ci si impegna per una «politica migratoria efficiente, responsabile e sostenibile».

Dopo la cerimonia e la foto ufficiale, i leader sono stati ospiti per il pranzo, al Quirinale, del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, «Il nostro ideale di libertà e democrazia è sotto attacco», ha detto Mattarella, chiedendo «una grande mobilitazione e un’incisiva azione comune per rispondere fermamente a queste minacce», e parlando di «periodi di stasi, altri di grande attività, altri ancora di delusione, come la mancata ratifica della costituzione». Il presidente ha sottolineato che oggi «nella dichiarazione si ribadisce che il futuro si identifica con lo stare insieme» e che «la solidarietà fra i popoli e la tolleranza, che sono i valori dell’Europa, permetteranno all’Unione di fare un ulteriore salto di qualità». Le linee, secondo Mattarella, sono chiare: «Un’Europa sicura, prospera, portatrice di pace e protagonista sul piano internazionale». Poi, il forte appello: «Dobbiamo concludere con sincerità che l’attuale architettura europea deve essere ripensata e dobbiamo serrare i ranghi della nostra Unione per renderla più competitiva». Dunque l’auspicio: «Oggi inizia una fase costituente che sarà feconda».

Da Washington sono arrivati gli auguri all’Ue. Nel messaggio della Casa Bianca si legge che «gli Stati Uniti sperano di condividere con l’Unione europea altri 60 anni, e oltre, di sicurezza e prosperità». «I nostri due continenti — aggiunge la Casa Bianca — condividono gli stessi valori, e soprattutto lo stesso impegno nel promuovere pace e sicurezza attraverso la libertà, la democrazia e la legalità».

Questa mattina i leader si sono mossi in una città dai percorsi blindati, anche per le previste manifestazioni di oggi pomeriggio. Forti le rinnovate preoccupazioni per il terrorismo dopo l’attentato a Londra e concreto il rischio di infiltrazioni di black bloc nei cortei in programma. Ieri, dopo l’udienza dal Papa, i leader sono stati accolti per una cena di lavoro a Villa Doria Pamphili da Gentiloni.

E sempre ieri sera si è svolta, nella basilica romana dei Santi xii Apostoli, la veglia ecumenica per l’Europa voluta come segno di incoraggiamento per un’Europa unita nella diversità, «un’Europa che riscopre il suo vero scopo e la sua vera identità nell’incontro con l’altro».L’iniziativa è partita da «Insieme per l’Europa», una rete di oltre trecento tra comunità e organizzazioni cristiane di diverse confessioni. La veglia è stata presieduta dal cardinale presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, Kurt Koch, e l’omelia è stata pronunciata dal vescovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), Nunzio Galantino. «Per questa Europa bella ma con la tentazione di chiudersi in se stessa, tentata di creare nuovi muri — ha detto — noi ci impegniamo ad aprire nuove strade e a ipotizzare nuove possibilità, osando di più e lottando contro fatalismo e assuefazione: due malattie mortali, non solo per il credente».

Tra i partecipanti alla veglia, il pastore Heiner Bludau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia, che ha sottolineato la necessità che ad impegnarsi, perché non svanisca il sogno dell’Europa, «non siano solo i politici ma ogni cittadino».

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23 luglio 2019

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