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Insensata brutalità

· ​Dolore del Papa per la strage degli studenti cristiani in Kenya ·

Sono tutti cristiani i 147 morti e i 79 feriti accertati nella strage di ieri all’università di Garissa, in Kenya, una delle più sanguinose mai perpetrate nel Paese. E si teme che le conseguenze possano rivelarsi ancora più gravi. Delle 815 persone ritenute presenti nel campus universitario, sono sicuramente in salvo solo cinquecento. Di altre circa centocinquanta non si hanno notizie sicure.

Di certo si è trattato della più feroce carneficina mai perpetrata dalle milizie somale di Al Shabaab, che pure negli ultimi anni si sono via via sempre più segnalate per il ricorso al terrorismo e per la radicalizzazione jihadista. Non a caso i terroristi, sembra quattro, che hanno fatto irruzione nel campus di Garissa ieri mattina, dopo aver rilasciato gli studenti musulmani, si sono accaniti su quelli cristiani, molti dei quali uccisi in modo particolarmente brutale, secondo le testimonianze dei sopravvissuti.

Il dolore di Papa Francesco per l’«immensa e tragica perdita di vite» causata dall’attacco è stato espresso dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, in un telegramma inviato al cardinale John Njue, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici del Kenya. Nel messaggio il porporato esprime la preghiera e la vicinanza spirituale del Pontefice alle famiglie delle vittime e a tutti i kenyani in questo momento di dolore. Il Papa, si legge nel telegramma, raccomanda «le anime delle vittime all’infinita misericordia di Dio onnipotente» e chiede conforto per «tutti coloro che sono in lutto». Il Pontefice, scrive ancora il cardinale Parolin, «condanna questo atto di insensata brutalità e prega per un cambiamento del cuore tra i suoi autori». Al tempo stesso, «invita tutti i responsabili a raddoppiare gli sforzi per operare con tutti gli uomini e le donne in Kenya per porre fine a questa violenza e per accelerare l’alba di una nuova era di fratellanza, giustizia e pace». 

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08 dicembre 2019

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