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Per insegnare l’armonia

· Progetto di riforma delle scuole islamiche in Pakistan ·

«Aggiornare e riformare il sistema di istruzione nelle scuole islamiche nel segno della reciproca accettazione rappresenta un grande passo da parte del governo del Pakistan. È un nuovo capitolo di quel cammino verso la pace e l’armonia tra le religioni contro l’estremismo, il fondamentalismo e il terrorismo, che l’esecutivo sta percorrendo da tempo per migliorare i suoi cittadini e il suo paese»: sono parole di non comune soddisfazione quelle pronunciate dal direttore del Peace Center di Lahore, il domenicano James Channan, nel commentare il progetto di riforma del sistema educativo nelle scuole nazionali presentato dal governo nei giorni scorsi; soprattutto alla luce degli auspici del sacerdote stesso che recentemente aveva proposto di inserire, tra le materie scolastiche, quella di “armonia interreligiosa”.

Nella bozza di legge è inserito il divieto di promuovere odio contro altre religioni, fedi o etnie ed è previsto il potere statale di intervento nella gestione finanziaria degli istituti, eseguendo controlli su insegnamenti e programmi scolastici. Lo scopo, ha sottolineato Asif Ghafoor, direttore generale governativo per le pubbliche relazioni, è «riportare su un piano di rispetto verso le altre fedi quelle madrase che diffondono un messaggio distorto del credo islamico: nel Pakistan vivono 2,5 milioni di bambini che ricevono istruzione in oltre trentamila scuole islamiche e circa cento di queste sono coinvolte in attività violente. Vogliamo porre fine alla violenza e all’estremismo dal nostro paese. Questo sarà possibile solo quando gli studenti potranno beneficiare della medesima istruzione».

Padre Channan, che è stato premiato nei giorni scorsi dal ministro federale degli Affari religiosi, Noor-ul-Haq Qadri, «per l’impegno esemplare nel promuovere l’armonia e la pace interreligiosa in Pakistan e nel mondo», ha riconosciuto «i meriti del premier Imran Khan, dei ministeri dell’istruzione e degli affari religiosi e dell’armonia interreligiosa» nell’aver cooperato alla concordia interconfessionale. «Grazie alle novità contenute nella riforma i bambini impareranno materie moderne con lezioni rivolte sempre all’attualità internazionale», ha dichiarato all’agenzia Fides; «questo aprirà le loro menti e faciliterà la loro crescita in un ambiente sano e pacifico in grado di renderli buoni cittadini del Pakistan, dato che sperimenteranno tutti i giorni cosa significhi vivere in pace, armonia e accoglienza dell’altro. Solo così potranno dare un significativo contributo alla società e al futuro della nazione».

Una scuola che insegni ad amare il prossimo e non a discriminarlo non è un sogno irrealizzabile e la maggioranza delle madrase pakistane fondate sul rispetto è lì a testimoniarlo. Certo, ribadisce il religioso, «esistono nel paese alcune scuole che vengono utilizzate per seminare odio o per promuovere le agende personali di piccoli gruppi estremisti che finiscono per suggestionare bambini innocenti ma i grandi risultati ottenuti in termini di reciproco riconoscimento devono farci pensare sempre in positivo e che gli spazi per l’intolleranza saranno sempre più ristretti».

E questo grazie alla fondamentale collaborazione tra Chiesa e mondo islamico, come ha avuto modo di rimarcare qualche settimana fa il cappuccino Francis Nadeem, segretario esecutivo della Commissione per il dialogo interreligioso e l’ecumenismo dell’episcopato pakistano: «Gli incontri tra cristiani e musulmani sono una benedizione di Dio perché ci avvicinano l’uno all’altro e oggi c’è un disperato bisogno di alimentare il dialogo e la convivenza islamo-cristiana in Pakistan, per il bene di tutti».

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17 agosto 2019

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