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Libertà
da difendere

· I vescovi francesi su una riforma scolastica che fa discutere ·

Un attacco al principio stesso della libertà di insegnamento contenuto nella Costituzione: così la Conferenza episcopale francese definisce la riforma delle modalità di apertura delle scuole private fuori contratto, presentata ieri dal ministro dell’Educazione nazionale, Najat Vallaud-Belkacem, durante una conferenza stampa nella quale ha illustrato nuove misure per garantire il diritto all’istruzione per tutti i bambini, nel rispetto dei valori della Repubblica e della libertà di insegnamento. 

In un comunicato — firmato dal cardinale arcivescovo di Bordeaux, Jean-Pierre Ricard, presidente del Consiglio episcopale per l’insegnamento cattolico — i presuli francesi parlano di «libertà di insegnamento in pericolo» in quanto la riforma avrebbe l’obiettivo di sostituire il regime attuale di apertura, che prevede la presentazione e l’accettazione di una dichiarazione preventiva, con una più apparentemente restrittiva «autorizzazione amministrativa».

Da molti decenni, scrive Ricard, la Chiesa ha mostrato quanta attenzione abbia nei confronti della libertà di insegnamento. Ora, «tale nuovo dispositivo di autorizzazione preventiva sarebbe, malgrado le assicurazioni date, un attacco al principio stesso di questa libertà costituzionale ponendo delle condizioni all’apertura degli istituti scolastici». L’episcopato esprime «inquietudine e forti riserve» per una riforma le cui motivazioni — prima fra tutte la lotta ai focolai di radicalizzazione islamica nelle scuole — vanno tuttavia «giustamente esaminate». Questa lotta «è necessaria ma non a qualunque prezzo e sicuramente non a quello della libertà di insegnamento», osserva il porporato, per il quale il sistema attuale di dichiarazione, «pienamente applicato e al bisogno rafforzato, risponde già alle legittime esigenze di controllo da parte dello Stato». Non vi sarebbe dunque alcuna necessità di riformare «con premura e strumenti inappropriati» questioni così importanti. «Il nostro Paese — conclude il presidente del Consiglio episcopale per l’insegnamento cattolico — ha bisogno di pacificazione quando deve resistere alla violenza che l’affligge, ha bisogno di confermare la sua scelta di libertà quando il modello democratico è in discussione. Credo alla saggezza del buon senso. Mi appello alla responsabilità del Governo e del ministro dell’Educazione nazionale».

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12 novembre 2019

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