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Innocenzo XI, un riformatore ben oltre il Seicento

· Il radiomessaggio di Pio XII per la beatificazione del predecessore celebrata nel 1956 ·

Quattro secoli fa, il 19 maggio 1611, nasceva a Como Benedetto Odescalchi, che fu Papa dal 1676 al 1689

Il 19 maggio 1611 nasceva a Como, da una ricca famiglia di commercianti, Benedetto Odescalchi. Creato cardinale da Papa Innocenzo X il 6 marzo 1645 divenne legato pontificio a Ferrara e quindi vescovo a Novara distinguendosi per il rigore della sua amministrazione, per la pietà religiosa e per la carità verso i poveri. Lo stesso rigore dimostrò dopo l’elezione al soglio pontificio — il 21 settembre 1676 — eliminando gli abusi e risanando il bilancio con drastiche economie. Innocenzo XI curò la vita religiosa e la preparazione del clero, favorì la pratica della comunione frequente e si tenne lontano da ogni forma di nepotismo. Per essersi opposto ai decreti sulle regalie, entrò in conflitto con Luigi XIV . Il sovrano francese reagì nel 1682 con l’emanazione dei Quattro articoli del clero gallicano che negavano al Papa qualsiasi potestà sugli affari temporali dello Stato, rivendicavano le antiche libertà della Chiesa di Francia e sostenevano la superiorità del concilio sul Pontefice. Lo scontro portò alla scomunica di Luigi XIV . Al centro delle preoccupazioni di Papa Innocenzo XI ci fu anche il problema dell’avanzata turca in Europa. Grazie alla politica papale, il re di Polonia Giovanni III Sobieski, alleatosi con l’imperatore, sconfisse i turchi a Vienna nel 1683. Subito dopo il Pontefice formò la lega santa composta dall’Impero, la Polonia, la Russia e Venezia. Nel 1686 l’Ungheria venne liberata e l’avanzata turca arrestata. Innocenzo XI morì il 12 agosto 1689. Nel 1714 Papa Clemente XI iniziò il processo di canonizzazione che venne però bloccato nel 1744 per l’opposizione dei francesi e poi ripreso per decisione di Pio XII che il 7 ottobre 1956 lo proclamò beato. Dal radiomessaggio pronunciato da Papa Pacelli in quell’occasione riprendiamo alcuni stralci su alcuni degli aspetti più significativi della figura e del pontificato di Innocenzo XI .

Come limpido astro, acceso da Dio nel firmamento della Chiesa, e la cui fulgida luce ridonda ad onore di questa Sede Apostolica, il novello Beato Innocenzo XI appare in quest’ora solenne, ai Nostri e ai vostri sguardi, circonfuso di grandezza e di gloria sovrumane, giusto premio della eccelsa santità, che illustrò la sua vita e la sua azione. Siamo certi, Venerabili Fratelli e diletti Figli, che voi tutti condividete l’intima letizia che ricolma il Nostro cuore, non soltanto per esserCi stato concesso dalla divina Bontà d’iscrivere nell’albo dei Beati un Nostro Predecessore, verso cui abbiamo sempre nutrito profonda venerazione; ma per avere con ciò stesso adempiuto il voto del mondo cattolico, da oltre due secoli bramoso di vedere elevato agli onori degli altari un Papa tra i più insigni della Chiesa romana.

Benché l’austera ritiratezza dell’umile Pontefice e la rigida sua attività nel promuovere l’opera di riforma in seno ad una società da lungo tempo adagiata in gravi abusi, lo avessero privato durante la sua vita terrena dell’aura della popolarità; tuttavia, al suo pio transito, proruppe spontanea in ogni ceto di persone la consapevolezza della sua santità e della grandezza delle opere portate a termine in vantaggio della Cristianità e particolarmente dell’Europa.

Al coro di lodi osannanti alla sua memoria, associarono, come scriveva un contemporaneo, le favorevoli testimonianze anche di non pochi acattolici, che, sebbene non benevoli verso la Sede Apostolica, riconobbero la bontà, la rettitudine e la forza d’animo di lui. Ciò nonostante, il processo di Beatificazione, sollecitamente introdotto, non ottenne quella rapida conclusione che si attendeva. (...) Al presente, però, gli ostacoli, che si frapponevano al suo felice coronamento, si potevano considerare superati, e chiariti i dubbi sulla retta interpretazione delle risoluzioni d’Innocenzo XI in talune vicende del suo Pontificato, trascorso fra ardue difficoltà ed intricate circostanze, sia all’interno che all’esterno della Chiesa.

Accurate ricerche hanno infatti confermato che i motivi determinanti dei singoli suoi atti, anche allorché si trovò al centro di aspri conflitti, non erano in nessun modo derivati da contrasti o inimicizie politiche, bensì unicamente dalla coscienza della sua responsabilità nel difendere la libertà della Chiesa e nel tutelare la salvezza del mondo cristiano.

In tal modo lo splendore della verità, destinata a trionfare, sebbene a distanza di secoli, sugli errati giudizi e le umane passioni, avvolge ora d’inclita gloria la sua figura e il suo nome. Ma sopra ogni altra cosa Ci pare di scorgere nell’odierna glorificazione del grande Pontefice del XVII secolo uno squisito tratto della provvidenza di Colui, che, come chiama le anime a straordinaria santità, così si riserva di segnare il giorno della loro apoteosi secondo disegni d’infinita sapienza. In tal guisa Ci sembra che la esaltazione di Innocenzo XI, dopo quasi tre secoli dalla sua morte, non solo debba reintegrare la giustizia storica verso un Pontefice altamente benemerito della Chiesa e dell’Europa, ma anche indicare le vie della salvezza, della pace, del rinnovamento alla presente età, contrassegnata — come quella in cui egli visse — da un urgente bisogno di spirituale rinascita, dalla gravità e vivacità dei contrasti, da immani e comuni pericoli.

Non vi è dubbio che l’intimo fondamento della grandezza anche umana d’Innocenzo XI derivò dalla sua santità, ossia dalla vivida coscienza di fedele sudditanza a Dio, adorato ed amato come principio, termine e norma di ogni pensiero, affetto, parola, azione. Le eroiche virtù che in lui rifulsero, le intrepide lotte sostenute, le gloriose imprese che ne immortalarono il nome, scaturirono da quella, a guisa di differenti colori rifratti da un prisma di puro cristallo, e là trovarono la loro sorgente, là il necessario vigore.

Come spesso accade nella storia dei Santi, la divina grazia prevenne Benedetto Odescalchi fin dai più teneri anni, servendosi dapprima della sana educazione familiare impartita dai genitori, «persone molto pie ed ottimi cristiani», e in conformità alla tradizione del nobile Casato, benemerito della Chiesa e della patria per illustri personaggi che l’una e l’altra egregiamente servirono. Un indirizzo più saldamente religioso attinse egli poi alla scuola di pietà e di apostolato delle Congregazioni Mariane, che lo avviarono al sommo rispetto delle cose divine e alle virtù proprie della sua età e del suo stato, quali un’intemerata castità costantemente vigilata ed una ardente carità verso i derelitti, che più tardi gli meritò il titolo di «padre dei poveri». (...) Sensibile e docile alle divine mozioni, appena ebbe la certezza di essere da Dio chiamato a servirlo nella Chiesa, il quasi trentenne Odescalchi non esitò ad abbracciare lo stato ecclesiastico (...). Man mano che gli uffici e le dignità si accumulavano sulle sue spalle, tanto più il suo spirito cercava rifugio nella preghiera, cui dedicava molte ore nel silenzio dei templi e nella ritiratezza della sua casa, mutata in austero santuario, traendone la chiarezza e il vigore per affrontare le difficoltà nel governo dei popoli, prima come Cardinale Legato in Ferrara, poi come Vescovo a Novara e, infine, in Roma. (...)

Innocenzo XI, accettando la dignità del supremo Pontificato come croce impostagli dalla divina Provvidenza, era consapevole dei gravi doveri che lo attendevano, ed insieme, delle grandi speranze in lui riposte dalla Cristianità. La sua profonda umiltà gli nascose forse quanto egli fosse, per indole, per esperienza e per volontà, preparato ad affrontare gli eventi che si andavano maturando, sia in seno alla Chiesa, ferita da gravi abusi, sia in seno alla comunità europea, minacciata dai suoi confini orientali, dilacerata da scismi religiosi, messa sottosopra dall’antagonismo dei Principi, incapaci di darsi un equilibrio e la necessaria unità contro i comuni ed estremi pericoli. Lontana dal suo carattere pratico e volitivo, nonché dalla sua coscienza di Padre e Pastore, era in lui ogni idea di «lasciar correre» o, tutt’al più, di parare i colpi caso per caso. Innocenzo XI salì al trono pontificio con la visione delle necessità del suo tempo, imponendosi in conseguenza e fin dal principio un programma di azione ben definito e concreto secondo queste tre direzioni: portare a compimento la riforma interna intrapresa dal Concilio Tridentino, rivendicare la libertà e i diritti della Chiesa, assicurare la salvezza all’Europa cristiana. (...) Il suo nome resta pertanto legato alla storia del Pontificato romano per l’ardimento con cui affrontò i tre sommi impegni, per la costanza con cui li perseguì, per i risultati d’immensa portata con cui li coronò.

(...) L’opera di riforma del novello Beato rifulse innanzi tutto nel rinnovamento morale della Città di Roma e nell’amministrazione di tutto lo Stato ecclesiastico. Fu insigne suo merito di avere applicato i mezzi e i metodi della riforma risolutamente, comunicando ai rimedi, con l’inflessibile sua volontà e col personale suo esempio e, concretezza e vigore. Di tutto ciò resta eloquente documento la celebre «capitolazione» elettorale, che, per il contenuto e le circostanze ad esso connesse, ma molto più per la scrupolosa attuazione cui l’autore la volse, costituisce il più fedele ritratto del Beato Pontefice, quale restauratore della disciplina ecclesiastica e nemico degli abusi. È noto che, alla vigilia della propria elevazione a Sommo Pontefice, egli presentò ai Cardinali un programma di riforme, a modo di «capitolazione» da lui stesso composto, sollecitandone l’accettazione, quasi come condizione del proprio assenso all’elezione.

(...) In tale programma, attuato, di riforma, Innocenzo XI fu primariamente sollecito di restituire alla Curia romana e all’Episcopato la propria spirituale dignità, scegliendo persone a tutta prova idonee e pronte a collaborare con lui nel bandire gli abusi. (...) Altrettanto rigido e tempestivo egli fu nell’amministrazione dei beni della Chiesa e dello Stato, reprimendo ogni sperpero e ogni spesa non necessaria. (...) Maggiore però fu la sua sollecitudine riguardo all’elevazione religiosa e morale del popolo, per il cui conseguimento impiegò saggiamente l’autorità e la persuasione. Mentre non esitava nel prescrivere rigide norme e pene severe contro le mode e gli spettacoli immorali, e contro i seminatori di scandali, era solerte nell’istituire scuole di dottrina cristiana, spesso insegnata dagli stessi Cardinali, perfino «nella piazza» e «nei ridotti».

Più ampie e importanti furono le provvidenze disposte per preservare la fede dagli errori, arginare l’eresia, promuovere il culto divino, incoraggiare il fermento missionario nei paesi pagani, ravvivare il fervore religioso del clero e dei laici; tuttavia ciò che massimamente giustifica il titolo di «grande riformatore» attribuito dagli storici a Innocenzo XI, fu lo spirito di rinnovamento che egli seppe infondere negli animi, unitamente alla fiducia nella possibilità di riuscire allo scopo, e alla persuasione che da quell’indirizzo non si sarebbe tornati indietro.

Sotto questo aspetto Innocenzo XI varca con lo spirito i confini del suo secolo, e, quasi redivivo nel nostro, insegna agli uomini di oggi, mortificati da tanti tragici errori, che lo scampo consiste nel rigenerarsi spiritualmente e moralmente; mentre indica ai cristiani, assetati di rinnovamento, ma sgomenti per tante apostasie nel popolo, quale sia la sicura base di ogni spirituale rinascita.

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