Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Inimmaginabili orrori
in Libia

· La denuncia dell’Onu in un rapporto sui centri di detenzione per migranti ·

Un dettagliato rapporto stilato dalle Nazioni Unite denuncia gli «inimmaginabili orrori» — fatti di violenze, abusi e degrado — che avvengono nei campi di detenzione allestiti in Libia per i migranti che dall’Africa cercano di raggiungere l’Europa. Il rapporto, presentato ieri a Ginevra, è frutto del lavoro della missione Onu in Libia e dell’alto commissariato Onu per i diritti umani. Nei centri di detenzione — si legge — le condizioni di squallore e violenza non cambiano per i bambini.

Si parla di stupri di gruppo, torture, schiavismo, omicidi, nel documento che è basato sui racconti di 1.300 migranti, che sono sopravvissuti, riuscendo ad arrivare in Europa. Si tratta di testimonianze raccolte fra metà gennaio 2017 e la fine di settembre 2018. Nel rapporto si legge che «la Libia non può essere considerato un porto sicuro» e il pensiero va ai migranti intercettati in mare dalla guardia costiera di Tripoli che vengono riportati indietro. Il testo è una scioccante galleria di «violazioni e abusi», dei quali erano già trapelate notizie in passato. Dai drammatici racconti emerge che le donne vengono sistematicamente stuprate dal branco. Alcune vengono a volte prelevate e portate in altri posti da cui «tornano sconvolte, ferite, con abiti strappati». I testimoni raccontano anche di detenuti torturati o assassinati, di condizioni di detenzione disumane, di schiavismo e di sfruttamento. Denunciano anche il dramma delle estorsioni: si pretendono altri soldi oltre a quelli pagati per il viaggio e si ricattano i familiari. Si legge che a commettere tali orrori sono «gruppi armati, trafficanti di esseri umani, contrabbandieri ma anche persone che in Libia occupano posti pubblici». Nelle raccomandazioni finali si fa appello all’Europa chiedendo di «garantire che la cooperazione e l’assistenza alle autorità libiche siano fondate sulla difesa dei diritti umani».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

17 luglio 2019

NOTIZIE CORRELATE