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​Ingiusto
e pericoloso

· ​Teologi statunitensi sul blocco all’immigrazione ·

Washington, 6. «Moralmente ingiusta» e «religiosamente pericolosa». Così il board of directors della Catholic Theological Society of America definisce, chiedendone il ritiro, il recente discusso ordine esecutivo con cui il presidente statunitense Donald Trump ha imposto un severo di giro di vite alla normativa sull’immigrazione che, come è noto, presenta ferree limitazioni degli ingressi da alcuni paesi a maggioranza islamica. Un’altra voce autorevole dunque, quella dell’associazione nazionale dei teologi cattolici, che si aggiunge a quelle dei tanti presuli, della Conferenza episcopale e di numerose organizzazioni religiose, in particolare ebraiche. Voci che si sono levate contro un provvedimento, in queste ore anche al centro di scontro legale nelle aule di giustizia, considerato fortemente lesivo della dignità umana e contro il quale si sono verificate imponenti proteste di piazza.

Per la Catholic Theological Society, una delle maggiori organizzazioni teologiche mondiali, che conta oltre 1300 membri, l’ordine esecutivo della Casa Bianca si presenta in palese «contrasto con i valori religiosi ed etici contenuti nella tradizione cattolica», perché, viene sottolineato, «la nostra fede ci chiama ad accogliere lo straniero». L’importanza di questo dovere, ricordano i teologi statunitensi, è rimarcato dal fatto che questo «comando» compare in non meno di trentasei occasioni nell’antico Testamento, mentre nel nuovo Testamento (Matteo, 25, 40 e 45) è Gesù stesso a identificarsi con la condizione dello straniero. «La nostra fede biblica ci chiama a trattare rifugiati e migranti in modo molto diverso rispetto a quanto fa l’ordine esecutivo», avvertono i teologi. Non solo, «i nostri doveri verso i rifugiati e gli altri immigrati gravemente a rischio si basano anche sulla convinzione che ogni uomo, donna e bambino è creato a immagine e somiglianza di Dio e ha una dignità che deve essere rispettata da tutti». Tanto più, quando coloro che bussano alle frontiere sono persone che fuggono dalla guerra o dalla persecuzione: in questi casi vi è un «dovere di fornire assistenza». Un dovere a cui in passato gli Stati Uniti generalmente non si sono mai sottratti tanto da guadagnarsi l’appellativo di “madre degli esuli” (the mother of exiles). In questo senso, avvertono i teologi, il decreto presidenziale contravviene non solo i valori della fede cristiana ma anche quelli degli Stati Uniti. E tutto ciò, mettono in guardia, potrebbe avere «un impatto negativo duraturo sulle relazioni degli Stati Uniti con i popoli del mondo». Così, pur riconoscendo innegabili esigenze di sicurezza e di controllo delle frontiere, si ricorda che «i confini nazionali non potranno mai costituire dei limiti assoluti ai nostri doveri morali verso altri esseri umani». Tanto più, viene osservato, che l’ordine esecutivo del presidente Trump costituisce anche una severa minaccia al dialogo interreligioso: «Il decreto rischia di minare i nostri sforzi per migliorare la comprensione reciproca tra cristiani e musulmani».

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