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Inferno
nel Ghouta orientale

· L’allarme del segretario generale dell’Onu che chiede la cessazione immediata di ogni attività bellica ·

«Un inferno sulla terra»: così il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha definito la situazione nell’area del Ghouta orientale che — ha sottolineato — «non può attendere». Guterres ha chiesto la sospensione immediata di tutte le attività belliche nel sobborgo orientale di Damasco dove in tre giorni di bombardamenti sono morte centinaia di persone tra cui numerosi bambini. Guterres ha ricordato che «consultazioni importanti sono in corso al Consiglio di sicurezza per una tregua di un mese in Siria», ma ha ribadito l’urgenza di «fermare le armi e assicurare aiuti umanitari». 

Un uomo tiene in braccio un bimbo ferito ad Hamouriyeh, località del Ghouta orientale (Reuters)

Guterres ha parlato a una riunione del consiglio sul mantenimento della pace e della sicurezza internazionale al Palazzo di Vetro di New York. L’Alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Ràad Al Hussein, denuncia una realtà inaccettabile: «I feriti devono affrontare una morte lenta e dolorosa senza assistenza medica». Dai primi dati raccolti, si contano 1285 feriti tra il 18 febbraio e la mattina di ieri. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e altri organismi impegnati sul posto confermano il dramma delle strutture sanitarie: sei ospedali sono stati colpiti dai bombardamenti nell’area siriana sotto assedio, che il governo di Damasco definisce una roccaforte di ribelli in mano solo a jihadisti. Secondo l’Oms gli attacchi, oltre a provocare decine e decine di morti e di feriti, hanno lasciato senza assistenza migliaia di persone già bisognose di cure. Lo scorso lunedì sono stati colpiti cinque ospedali, mentre un sesto è stato attaccato ieri nella città di Zamalka. Sul piano politico, «gli Stati Uniti condannano con forza i recenti attacchi contro il popolo siriano da parte della Russia e del regime di Assad»: è quanto riferisce la Casa Bianca in una nota, chiedendo «il rispetto dei loro obblighi circa le zone di de-escalation». Il Cremlino, attraverso il portavoce Dmitry Peskov, ha però negato con forza il coinvolgimento di militari russi. 

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17 luglio 2019

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