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Inferno a Idomeni

· ​Proteste dei profughi nel campo greco a causa delle pessime condizioni di vita ·

Diventa di ora in ora sempre più drammatica la situazione nel campo profughi greco di Idomeni al confine con la ex Repubblica jugoslava di Macedonia. 

Fango e sporcizia tra le tende del campo di Idomeni (Afp)

Un gruppo di migranti e profughi ha cominciato ieri uno sciopero della fame in segno di protesta contro la chiusura dei confini lungo tutta la rotta balcanica e contro le precarie condizioni di vita all’interno del campo. Alcuni hanno inoltre iniziato a bloccare le strade e a inscenare proteste di vario tipo. Secondo i media locali, nel campo restano in condizioni di estrema precarietà oltre 12.000 migranti, metà circa dei quali sono bambini. La situazione rischia ora di precipitare. Il blocco totale della rotta dei Balcani — in seguito alla decisione di Austria, Ungheria, Croazia, Serbia e Slovenia di rafforzare i controlli alle frontiere — ha peggiorato un quadro già di per sé molto complesso. Da ieri diverse organizzazioni non governative (Unicef, Save The Children, Oxfam) hanno deciso di interrompere le attività nel campo di Idomeni a causa della mancanza di sostegno e collaborazione da parte dell’Ue. A questo si aggiunge — come hanno fatto presente le autorità greche — il fatto che solo un terzo del personale tecnico e sanitario promesso dall’Unione è stato inviato dai Paesi membri. E, secondo molti analisti, il recente accordo tra Ue e Turchia non aiuterà a risolvere il problema. 

Intanto, grande tensione regna anche negli altri campi di rifugiati in Grecia, a Nea Kavala, Polykastro e sull’isola di Lesbo. Molto critica è anche la situazione dei circa 1400 migranti che si trovano nel campo di Tabanovce, nel nord della ex Repubblica jugoslava di Macedonia, al confine con la Serbia. Il Governo locale dà la possibilità a chi vuole di trasferirsi nel centro di accoglienza di Gevgelija, nel sud del Paese al confine con la Grecia, meglio attrezzato e che dispone di posti letto.

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