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Infanzia impossibile
per settecento milioni di bambini

· Un minore su quattro è colpito dalla guerra, costretto a lavorare e non conosce scuola o gioco ·

Settecento milioni di bambini — uno su quattro al mondo — non sanno davvero cosa sia l’infanzia. Ventotto milioni di loro sono in fuga tra conflitti e persecuzioni e 168 milioni di minori sono coinvolti nel lavoro minorile. Nel 2015 i leader mondiali si erano impegnati a garantire a tutti i bambini, entro il 2030, il diritto alla salute, alla protezione e all’educazione, a prescindere da chi siano e dove vivano. L’obiettivo, tuttavia, sembra lontano. 

Bambini alla ricerca disperata di cibo in Iraq (Afp)

È quanto emerge da un rapporto presentato ieri, in occasione della Giornata internazionale dei bambini, redatto da diverse organizzazioni umanitarie. Tra tutti, il paese dove è più drammatico essere bambini risulta essere il Niger, mentre la Norvegia è il modello migliore. Secondo i dati del rapporto, a un bambino su sei viene negato il diritto all’educazione. Più di 16.000 bambini sotto i 5 anni muoiono ogni giorno per malattie facilmente curabili, 156 milioni hanno problemi di crescita a causa della malnutrizione. E il dramma è assoluto anche per i 28 milioni di minori che sono in fuga da guerre e persecuzioni. Oltre 75.000 giovani sono rimasti uccisi così nel solo 2015. Come detto, il Niger risulta essere il paese dove i bambini sono maggiormente minacciati ed esposti a rischi per la loro vita e il loro sviluppo. Seguono Angola, Mali, Repubblica Centrafricana e Somalia. È inaccettabile che nel 2017 così tanti bambini in tutto il mondo continuino a essere privati del loro diritto di essere al sicuro e di crescere. Eppure bisogna riconoscere, in base ai dati, che alcuni passi avanti sono stati fatti, anche se troppo limitati. In Africa occidentale, per esempio, dal 1990 a oggi le morti dei bambini sotto i cinque anni si sono dimezzate: un risultato che dimostra l’importanza di incrementare i programmi internazionali che hanno reso possibile questo risultato. In definitiva, la comunità internazionale deve sicuramente moltiplicare l’impegno per raggiungere l’obiettivo che si è posta due anni fa. Senza scuse.

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09 dicembre 2019

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