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Indonesia in ginocchio

· Mancano acqua, cibo e generi di prima necessità mentre il vulcano continua a scuotere la terra ·

Il vulcano Anak Krakatoa tiene ancora sotto scacco l’Indonesia. Nel paese — praticamente in ginocchio — si continuano a contare vittime e danni e, come se non bastasse, le migliaia di sfollati lamentano la mancanza di acqua, cibo e beni di prima necessità. Sei giorni dopo avere sprigionato tutta la sua furia distruttiva, che ha provocato un devastante maremoto, l’Anak Krakatoa non accenna a placarsi. Stamane è stata registrata una nuova forte scossa di magnitudo 6.1 sulla scala Richter. E l’agenzia nazionale per la gestione delle calamità ritiene che possa esserci un nuovo cratere sotto i fondali e sono state registrate eruzioni di lava di breve durata, ma accompagnate da esplosioni. Così l’allerta è salita dal livello 2 al 3, un gradino sotto il massimo. Il perimetro di sicurezza è stato esteso a cinque chilometri intorno al vulcano, che si trova nello stretto di Sunda, tra Java e Sumatra. La macchina dei soccorsi procede con lentezza e tra enormi difficoltà. Almeno 20.000 persone sono state costrette ad abbandonare le loro abitazioni e molte sono ammassate in rifugi temporanei. Secondo le testimonianze, inoltre, scarseggiano acqua, farmaci, vestiti e coperte.

E l’atmosfera è sempre più carica di tensione: la Croce rossa ha constatato che gli sfollati hanno paura per il continuo rincorrersi di voci su imminenti, nuovi maremoti. Cresce anche l’ansia di molte famiglie che non riescono a trovare i loro congiunti. All’appello, infatti, continuano a mancare circa 150 persone e con il passare delle ore diminuiscono le possibilità di trovarle ancora vive. Nel frattempo, i volontari faticano a raggiungere le zone più remote del paese. Nella città di Sumur, isolata dal tremendo maremoto del 22 dicembre — che ha provocato almeno 429 morti e oltre mille feriti — si lavora per ricostruire ponti con improvvisati blocchi di cemento.

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18 ottobre 2019

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