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Indomabile Agnes affamata di verità

· La giornalista radicale Smedley raccontata da Hirst ·

Peccato per il titolo fuorviante ( L’ultimo ballo nella città proibita , Casale Monferrato, Piemme, 2013, pagine 406, euro 18,50) e per l’immagine in copertina, che non ha nulla a che vedere con il libro. La biografia della giornalista radicale americana Agnes Smedley scritta da Bamboo Hirst meritava una presentazione più seria, e soprattutto almeno qualche foto della straordinaria protagonista. Guardando la copertina, non ci aspetteremmo mai che Agnes è l’unica occidentale a essere stata sepolta nel cimitero degli eroi della rivoluzione cinese.

Figlia di un Far West povero e disprezzato, Agnes non è solo una radicale affamata di verità e di giustizia, ma è anche una raffinata intellettuale che sa comprendere e raccontare le vicende da lei vissute in articoli e libri indimenticabili, una lobbista che riesce a mobilitare mezzo mondo per finanziare i progetti politici che vive come propri: dalla lotta per l’indipendenza dell’India dal colonialismo inglese fino alla sua partecipazione alla guerra civile cinese al fianco dell’Armata rossa. Trova finanziamenti, aiuta i latitanti, organizza e finanzia la Croce rossa cinese, è capace di realizzare incontri epocali (come quello fra Nerhu e Zhou Enlai prima dell’indipendenza dei rispettivi Paesi) e sfiora il comunismo, da cui la tiene lontana una pervicace indipendenza di giudizio e l’amore per la libertà.Sarà così sospettata dai comunisti e dagli anticomunisti, ma amata e rispettata dai protagonisti della storia del mondo che l’hanno conosciuta.

Una delle tante persone affascinate dalla sua multiforme personalità, la comunista inglese Freda Utley, laureata a Oxford, così la descrive: «Era una delle rare persone che aveva un grande amore per la miseria dell’umanità, quello che solo i santi e qualche rivoluzionario possiedono. Per lei, i soldati feriti cinesi e i contadini affamati e i portatori esausti erano fratelli nel vero senso della parola». Colpisce infatti la somiglianza del percorso di Agnes Smedley con quello di una coetanea, Dorothy Day, anch’essa americana, della quale è stato avviato il processo di beatificazione. Con una sola differenza, e cioè che Agnes ha riposto le speranze di redenzione non nella parola cristiana, ma nell’utopia politica.

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20 settembre 2019

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