Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Indipensabile proseguire

· Bartolomeo per i settant’anni del Wcc ·

Ginevra, 18. «Dialogare non significa rinnegare la propria tradizione ecclesiale» ma «un cambiamento del nostro stato d’animo, di atteggiamento, quello che chiamiamo nel linguaggio spirituale “pentimento”, in greco metanoia, che significa vedere le cose da un’altra prospettiva. In tal senso, il dialogo è l’inizio di un lungo processo di comprensione reciproca che esige molta pazienza e apertura». Nella cattedrale protestante di San Pietro, a Ginevra, il patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, parla della consapevolezza che deve accompagnare oggi il movimento volto a ristabilire l’unità dei cristiani: esso «assume nuove forme per rispondere a nuove situazioni e affrontare le sfide nel mondo»; per esso «ci attendono compiti particolarmente importanti e delicati» da «realizzare insieme».

Nell’omelia pronunciata ieri in occasione del settantesimo anniversario di fondazione del World Council of Churches (Wcc), Bartolomeo ha ricordato che, dal 1948 in poi, «ci sono state molte scissioni e difficoltà impreviste». Nonostante ciò, «proseguiamo il nostro dialogo per superare queste difficoltà, andare oltre le nostre incomprensioni, cancellare i nostri pregiudizi e dare una testimonianza più autentica al messaggio evangelico. La difficoltà fondamentale delle principali tradizioni presenti nel Consiglio ecumenico delle chiese, cioè l’Oriente cristiano e le Chiese della Riforma, è quella di ridefinire la natura di questa istituzione e di tracciare i limiti dell’oikoumene, entro i quali il Consiglio sarà chiamato a testimoniare e a servire». L’oikoumene, ha osservato citando il metropolita di Pergamo, Giovanni (Zizioulas), «è una visione diversa del futuro, anche un modo per unire identità e tradizioni storiche affinché esse vengano trascese nell’unità del corpo di Cristo». In tale prospettiva, il contributo dei partner e dei collaboratori ecumenici sarà sempre il benvenuto: «Accogliamo con favore — ha detto ancora — la cooperazione costruttiva tra il Consiglio ecumenico delle chiese e la Chiesa cattolica romana e gli sforzi congiunti per rispondere insieme alle grandi questioni e alle sfide del nostro tempo»

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE