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Indiana Jones all’École biblique di Gerusalemme

· È uscito in Francia il thriller a fumetti "Les explorateurs de la Bible" ·

«Non mi piaccio, sembro l’Obelix della scuola biblica!» ha commentato con un sorriso, fingendo disappunto ma con malcelata soddisfazione, l’abbé Émile Puech appena ha visto le tavole del primo libro della serie Les Explorateurs de la Bible, le manuscript de Sokoka (Paris, Glénat, 2015, pagine 48, euro 13,90) un thriller a fumetti in cui i protagonisti hanno i volti dei docenti dell’École biblique et archéologique française di Gerusalemme.

«Puech è un sacerdote diocesano che vive da più di quarant’anni in Terra santa ed è uno dei più noti e autorevoli studiosi dei manoscritti del Mar Morto» spiega Yvon Bertorello, giornalista documentarista, sceneggiatore di raffinate graphic novel e infaticabile organizzatore culturale. Chi scrive l’ha conosciuto durante il Festival du Silence, una sorta di gemellaggio — in stile rigorosamente monastico — fra il Festival di Cannes e l’antica abbazia di Lérins, a pochi minuti di traghetto dai tappeti rossi della Croisette. La specialità di Bertorello è far dialogare mondi apparentemente lontani, come televisione e mistica, cinema e monachesimo, alta cultura e divulgazione. È successo con i “romanzi disegnati” della serie Codex Sinaiticus (Glénat) e Prince de Sasoun (12Bis, 2011) e sta riaccadendo con Les explorateurs de la Bible.

«È stato bello immaginare una sceneggiatura plausibile a partire dai luoghi reali», spiega Arnaud Delalande, co-sceneggiatore del libro insieme a Bertorello. «Nei fumetti non si possono fare delle riprese come al cinema, ma si possono pur sempre prendere appunti visivi, come in questo caso. Per questo progetto, grazie a Yvon che l’ha pensato, insieme a padre Guy Tardivy, priore dei domenicani, siamo stati accolti con grande cordialità dall’École biblique et archéologique française che a ottobre festeggerà i suoi primi 150 anni».

Nel giugno del 2013 «siamo partiti per Gerusalemme — continua Alessio Lapo, il disegnatore che ha realizzato le tavole — e ad attenderci abbiamo trovato padre Christian Eeckhout alias padre Schumi, ribattezzato così da noi perché è il domenicano più spericolato del mondo, sicuramente il miglior pilota della città. Anche lui ha creduto molto nel progetto, come l’abbé Puech, epigrafista e specialista di fama internazionale su Qumran e gli esseni e padre Jean-Baptiste Humbert, un archeologo e direttore del laboratorio di archeologia alla Scuola Biblica. È stato un grande piacere e un onore lavorare con loro».

Padre Christian Eeckhout, spiega Delalande, «ci ha permesso di vedere gli ambienti dove si sarebbe svolta l’azione del libro (e dei successivi se continuiamo la serie!). Le grotte di Qumran, il deserto della Giudea, Gerusalemme, Betlemme, Nazaret, il lago di Tiberiade, la piana di Gerico. Con gli occhi e lo spirito pieni di questi luoghi meravigliosi, discutevamo la sera, in totale libertà, con alcuni dei più autorevoli biblisti del mondo per scrivere una sceneggiatura realistica (benché basata su una storia inventata, non dobbiamo dimenticare che si tratta di fiction) sulla sparizione del tesoro del tempio dopo la distruzione di Gerusalemme del 70 dell’era cristiana, compiuta dalle truppe di Tito. Provate a immaginare: è stato un lavoro davvero affascinante!

di Silvia Guidi

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