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Indagare il caos necessario

· La Chora platonica e la filosofia contemporanea nel libro di Andrea Ciucci ·

La copertina del libro

Fu il celebre matematico e filosofo inglese Alfred North Whitehead (1861-1947) a sostenere che «tutta la storia della filosofia occidentale non è che una serie di note a margine a Platone». Per quanto possa apparire eccessiva, tale affermazione riceve conferme continue: peraltro, sarebbe davvero impossibile minimizzare il decisivo contributo offerto dalle dottrine platoniche alla storia del pensiero dell’Occidente e non accorgersi che da circa ventiquattro secoli non vi è stata epoca in cui i filosofi — ma, si vorrebbe dire, gli uomini di cultura in genere — non abbiano voluto e dovuto confrontarsi con il genio ateniese. Una riprova di ciò si trova anche nel recente denso libro di Andrea Ciucci, Il fascino di Chora (Sesto San Giovanni, Mimesis, 2019, pp. 316, euro 28,00), il cui sottotitolo Fortuna contemporanea di una intuizione platonica risulta, al riguardo, particolarmente significativo. Platone fa menzione della Chora nel Timeo, uno dei suoi dialoghi più celebri, risalente agli anni della vecchiaia e dedicato a questioni cosmologiche, fisiche ed escatologiche. Molti e complessi sono i significati attribuiti a questa realtà che, proprio a motivo della sua difficile identificazione, si presenta così ricca di fascino che già Aristotele dedica a essa riflessioni assai importanti. Tale fascino non conoscerà tramonto, tanto che, come ricorda opportunamente Ciucci, tre grandi pensatori del XX secolo — Martin Heidegger, Jacques Derrida e Julia Kristeva — concentreranno la loro attenzione sulla Chora.

Attratto dalla perenne vitalità di tale concetto, Ciucci vuole indagarne le ragioni e, nella prima parte del suo lavoro, si sofferma a esaminare le posizioni dei tre pensatori contemporanei sopra ricordati. Nella seconda sezione del libro, l’autore allarga lo sguardo e affronta «tre luoghi tematici del pensiero contemporaneo attraversati, illuminati, complicati, approfonditi dalla presenza sfuggente di Chora, facendo emergere la dimensione teologica delle riflessioni sviluppate su di essa». In questo contesto Ciucci dedica un originale e interessante capitolo a Chora nel dibattito femminista contemporaneo. Al termine della sua fatica, l’autore ne indica i risultati nei termini seguenti: «Le conclusioni finali del lavoro vogliono infine rispondere in modo sintetico alla domanda iniziale del lavoro sul fascino di Chora e rilanciano quattro questioni in cui l’introduzione contemporanea di questo tema antico mostra la sua fecondità: l’esperienza del tragico, la domanda metafisica, la centralità del linguaggio, la comprensione della generazione». Per quanto la sua ricerca non verta espressamente sulla Chora, ma sulle letture che di essa sono state proposte nell’epoca contemporanea, Ciucci dedica alcune pagine iniziali del volume all’analisi dei passi del Timeo in cui Platone fa riferimento a questo principio: si tratta di una scelta utile e positiva, perché proprio da quei passi hanno preso avvio le discussioni non ancora concluse che, come si è detto, hanno conosciuto un’importante reviviscenza nel secolo scorso. Per quale motivo — si chiede Salvatore Natoli nella Prefazione — la Chora è divenuta una sorta di “tentazione irresistibile”? E risponde così: «È irresistibile perché “nome del caos necessario”, specie in un mondo ad alta complessità ove il disordine è divenuto strumento di comprensione; è irresistibile perché la pretesa di un approccio definitorio, essenzialista e identitario è inadeguata a dar conto del dinamismo del reale; è irresistibile perché schiude all’uomo uno spazio vuoto che non dice nulla, ma accoglie. È così che è divenuta vessillo della battaglia antimetafisica contemporanea».

di Maurizio Schoepflin

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14 ottobre 2019

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