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Incubo di fango

· Una valanga di detriti distrugge la città colombiana di Mocoa uccidendo oltre 250 persone ·

Si aggrava il bilancio della valanga di fango abbattutasi nella notte sulla città colombiana di Mocoa, nel dipartimento di Putumayo, nel sud del paese. Il presidente Juan Manuel Santos ha annunciato questa mattina che i morti sono 254 e i feriti 203. Centinaia i dispersi.

Il governo colombiano ha decretato lo stato di calamità a causa del maltempo. A Mocoa si scava tra pile di sassi e assi di legno che hanno sotterrato le case, con le vittime sorprese nel sonno. Le strade sono coperte da una spessa fanghiglia di sabbia, trasportata insieme agli alberi dai fiumi straripati per le forti piogge e il maltempo dei giorni scorsi. Scarseggia l’acqua potabile e manca la corrente elettrica. Le autorità e gli abitanti della cittadina (40.000 persone, stretta tra le alture del sudovest del paese) hanno trascorso la notte nelle tende o in rifugi di fortuna dopo che la valanga ha raso al suolo le loro abitazioni. A causare la valanga di fango sono state soprattutto le intense precipitazioni che hanno fatto esondare il fiume Mocoa e i suoi affluenti Sangoyaco e Mulatos. Non aiutano le operazioni di soccorso la posizione stessa della città, nella regione amazzonica, al confine con l’Ecuador, e le difficoltà delle vie di accesso: a Mocoa infatti si arriva o per via aerea o per strade dissestate che la collegano con le città di Neiva e Pasto.

Le testimonianze dei sopravvissuti fanno capire l’entità della tragedia.

La comunità internazionale ha espresso immediatamente cordoglio e solidarietà, promettendo aiuti. Sono partite inoltre le indagini per ricostruire l’identità delle vittime. «Secondo le prime informazioni in nostro possesso, ci sono quattro o cinque stranieri, tra i quali due italiani, due israeliani e un russo che si trovavano nella zona e che non hanno ancora dato loro notizie» ha riferito il direttore dei soccorsi della Croce rossa colombiana (Crc), Cesar Urueña.

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17 agosto 2019

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