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Incontro e dialogo

L’accoglienza alla Casa Bianca da parte del presidente Barack Obama, l’incontro con i vescovi nella cattedrale di Washington, la canonizzazione del missionario Junípero Serra nel santuario nazionale dell’Immacolata: così è iniziata l’attesissima visita negli Stati Uniti di Papa Francesco, che Obama aveva voluto salutare già all’arrivo del volo da Cuba. In «giorni di incontro e dialogo» durante i quali il Pontefice — presentatosi come figlio di immigrati e dunque come un fratello in un Paese che tanto deve al contributo dell’immigrazione — si augura di ascoltare e di condividere speranze e sogni degli americani.

Nella costruzione di una società che respinga ogni forma di discriminazione — ha detto innanzi tutto Bergoglio davanti alla Casa Bianca — proprio come «buoni cittadini» i cattolici statunitensi si attendono il rispetto della libertà religiosa, che rimane uno dei beni più preziosi della loro società. Il Papa ha poi di nuovo espresso la sua preoccupazione per il cambiamento climatico, questione ormai ineludibile di giustizia sociale, e salutato invece con favore i passi che nelle relazioni internazionali sono stati da poco compiuti verso la riconciliazione, la giustizia e la libertà, riallacciando rapporti interrotti e aprendo nuove porte al dialogo.

Preceduto da un saluto non previsto agli ebrei nell’imminenza dei giorni solenni del Kippur, il discorso ai vescovi nella cattedrale di Washington è stato una lunga meditazione, a tratti commovente, sulla vita cristiana: «Allargare il cuore per testimoniare che Dio è grande nel suo amore è la sostanza della missione del successore di Pietro». Che accompagna e sostiene ognuno dei suoi fratelli vescovi, poggiando sulle loro mani la sua, «ormai vecchia e rugosa ma, per grazia di Dio, ancora capace di sostenere e di incoraggiare». Parlando, «come vescovo di Roma, già nella vecchiaia chiamato da Dio da una terra anch’essa americana, per custodire l’unità della Chiesa universale».

Non «forestiero» in America, il Papa è dunque intervenuto «come un fratello tra fratelli»: pur di fronte a molte sfide e spesso in ambienti ostili, «siamo fautori della cultura dell’incontro» e «il dialogo è il nostro metodo, non per astuta strategia, ma per fedeltà a colui che non si stanca mai di passare e ripassare nelle piazze degli uomini». E in un mondo segnato dalla frammentazione, la missione episcopale — che «svolgiamo in comunione, in modo collegiale» ha scandito il Pontefice — «è primariamente cementare l’unità», con il fine di «offrire agli Stati Uniti d’America l’umile e potente lievito della comunione».

In perfetta continuità con il lungo discorso all’episcopato statunitense, nel santuario nazionale dell’Immacolata concezione il Pontefice ha poi proclamato santo un grande missionario del Settecento americano, il francescano spagnolo Junípero Serra, presentato da Bergoglio come testimone della gioia del Vangelo, autentico protagonista di una Chiesa che esce per «condividere la tenerezza riconciliatrice di Dio». Solo nella missione infatti — ha ripetuto Papa Francesco — è possibile vivere la parola di san Paolo che invita a rallegrarsi sempre nel Signore. E sperimentare in questo modo la pienezza, il senso e la gioia della vita.

g.m.v.

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27 maggio 2019

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