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Incontro con i santi della porta accanto

· Una mostra itinerante in tutta Italia ·

«Il cuore della Chiesa — leggiamo al n. 49 della Christus vivit — è pieno di giovani santi, che hanno dato la loro vita per Cristo (...). Sono stati preziosi riflessi di Cristo giovane». Tra questi, l’esortazione post-sinodale addita alcune figure, fra cui il beato Piergiorgio Frassati, il venerabile Carlo Acutis (che «ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza»), e, infine, la beata Chiara Luce Badano, della quale il documento papale dice che «ha sperimentato come il dolore possa essere trasfigurato dall’amore».

Ebbene: Frassati, Acutis e Badano sono tre delle 24 figure ritratte nella mostra «Santi della porta accanto», che dall’estate scorsa (allora si preparava il Sinodo sui giovani, oggi ne raccogliamo i frutti) sta attraversando parrocchie e diocesi d’Italia. Promossa dall’associazione Don Zilli e dal centro culturale San Paolo, in collaborazione con il Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana e l’Azione cattolica ambrosiana, la mostra — il cui titolo è ripreso da una felice espressione di Gaudete et exsultate — propone una galleria di giovani testimoni della fede di ieri e di oggi: persone che hanno preso sul serio il Vangelo e lo hanno provato a vivere, con radicalità, gioia ed entusiasmo, secondo la loro specifica vocazione (sacerdotale, religiosa, laicale, coniugale...), nella professione, nello studio, nella vita affettiva, nell’impegno pastorale e culturale, a servizio della Chiesa e della società.

Nel novero dei “santi della porta accanto” troviamo così beati di ieri (l’anti-fascista Teresio Olivelli) e figure assai più vicine nel tempo, come nel caso di suor Clare Crockett, classe 1982, missionaria irlandese, morta in Ecuador nel 2016 o dello studente brianzolo Marco Gallo, membro di Comunione e liberazione, investito da un’auto, all’età di 17 anni, nel 2011.

Se nella mostra figurano anche preti, missionari e una suora, la stragrande maggioranza dei profili presentati riguarda, però, i fedeli laici e «la classe media della santità», per usare un’espressione di Papa Francesco. Spiegano i promotori: «Volevamo far emergere l’idea che, anche oggi, pur dentro quella che è stata chiamata “la prima generazione incredula”, non mancano figure emblematiche dal punto di vista della fede e della carità. Altro che “bamboccioni”». Del resto, pure nel Documento finale del Sinodo è scritto: «Molti giovani santi hanno fatto risplendere i lineamenti dell’età giovanile in tutta la loro bellezza e sono stati nella loro epoca veri profeti di cambiamento; il loro esempio mostra di che cosa siano capaci i giovani quando si aprono all’incontro con Cristo».

Un dato interessante: i personaggi scelti appartengono a mondi ecclesiali diversi (Azione cattolica, Cl, Agesci, Rinnovamento nello spirito, Movimento dei focolari, Comunità Papa Giovanni XXIII...), a dimostrazione della ricchezza del tessuto laicale e, soprattutto, del fatto che «lo Spirito soffia dove vuole». Se la mostra privilegia comprensibilmente personaggi italiani, ne presenta però anche alcuni di continenti extraeuropei. Tra questi citiamo Floribert Bwana Chui, giovane congolese, appartenente alla Comunità di Sant’Egidio: l’hanno ucciso nel 2007 perché si era rifiutato di intascare una tangente. E ora è in cammino verso gli altari.

Ogni pannello della mostra propone un ritratto (firmato dal camerunese Francis Nathan Abiamb, in arte Afran), una breve biografia del “santo”, una frase incisiva in grande evidenza e un qr code che rimanda a siti, video o libri. Cinque le sezioni in cui si articola il percorso: «Sulle orme dei giganti di ieri», «La santità del quotidiano», «Vivere con fede la malattia», «Martiri della missione» e, infine, «Credenti di altri continenti». A intervallare i vari gruppi alcuni pannelli con frasi dedicate da Papa Francesco ai giovani.

A otto mesi dal debutto della mostra i promotori registrano soddisfazione per il fatto di essere riusciti a veicolare, a giovani e adulti, in maniera affascinante, un tema come quello della santità che da molti è avvertito come anacronistico. In molte realtà la mostra è diventata occasione di animazione, ad esempio con serate che hanno visto la testimonianza di familiari o amici dei “santi”. In vari casi si è scatenata un’imprevedibile “fantasia pastorale”. Come nell’oratorio di Castelletto Ticino (Novara), dove è stata ideata una caccia al tesoro per i piccoli, partendo dalle biografie dei 24 personaggi; o in un paese fuori Brescia, dove una catechista, ogni giorno della mostra, ha mandato ai suoi ragazzi, via WhatsApp, la frase messa in bocca ad alcuni “santi” nella mostra.

In quel di Lecco si sono superati. L’esposizione è durata oltre un mese, prima in uno spazio del Comune, in centro città, poi presso la hall dell’ospedale Manzoni, quindi in una scuola paritaria, il liceo Leopardi. In quest’ultima ha preso vita un’esperienza originale: un gruppo di studenti degli ultimi anni, dopo aver incontrato Gerolamo Fazzini, ideatore dell’iniziativa, a sua volta ha proposto le storie dei “santi” ritratti nella mostra a bambini e ragazzi delle parrocchie cittadine impegnati nel cammino dell’iniziazione cristiana. Diciottenni di oggi, in jeans e felpa, hanno così dato corpo e voce a giovani di ieri o dell’altro ieri — da Chiara Corbella ad Alberto Marvelli, da Sandra Sabattini a Giuseppe Fanin — e al loro entusiasmo nel seguire Cristo.

Ora che è stata diffusa l’esortazione Christus vivit, le cinque copie della mostra — ogni informazione a riguardo può essere richiesta all’indirizzo mail: centroculturale.vicenza@stpauls.it — continueranno il loro tour per l’intera penisola, come spunto di riflessione per rinnovare le prassi ecclesiali verso un maggiore protagonismo giovanile.

di Giuditta Ferrari

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20 agosto 2019

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