Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Incontro
alla famiglia

· La Comece sulla direttiva della Ue sul lavoro ·

In un mondo del lavoro in continua trasformazione, digitale e ambientale, e nel contesto di un invecchiamento demografico in Europa sempre più rilevante, l’introduzione di norme minime in materia di congedo di assistenza e paternità «è un passo importante in vista di un’economia più incentrata sulle persone. Per questo incoraggio gli stati dell’Unione europea affinché applichino queste nuove regole nelle proprie legislazioni». Parole di soddisfazione quelle pronunciate da padre Olivier Poquillon, segretario generale della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece), nel commentare le nuove regole concernenti il rapporto vita-lavoro approvate con una direttiva dal Consiglio europeo nei giorni scorsi dopo tre anni di studi in materia.

Nel testo della nuova normativa è considerato essenziale l’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e per i prestatori di assistenza, prevedendo una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, con modalità più flessibili nell’impiego e la fruizione di congedi per motivi familiari. In tal modo, si legge nel comunicato del Consiglio europeo, «genitori e prestatori di assistenza potranno conciliare meglio la loro vita privata e professionale, mentre le imprese beneficeranno di lavoratori più motivati».

«Queste nuove regole — spiega una nota della Comece pubblicata sul sito istituzionale — aiuteranno i genitori di tutta Europa a far fronte alle doppie sfide della carriera professionale e delle responsabilità familiari in un mondo del lavoro sempre più veloce». L’importanza della direttiva risiede nel fatto che per la prima volta «l’Ue riconosce il lavoro informale svolto dai suoi cittadini, in maggioranza donne, che forniscono sostegno ai familiari dipendenti e anziani bisognosi di assistenza».

Un riconoscimento che testimonia il felice esito di una costante collaborazione tra gli esponenti del Consiglio europeo e la Commissione per gli affari sociali della Comece, soprattutto alla luce del documento episcopale presentato nel novembre del 2018 a Bruxelles dal presidente di quest’ultima, il vescovo ausiliare di Lille, Antoine Hérouard, e intitolato «Modellare il futuro del lavoro. Un contributo basato sulla fede». Il documento, nel quale vengono indicate linee guida essenziali che esprimono il punto di vista della Chiesa sul lavoro, è il risultato di un processo di consultazione e dialogo iniziato l’anno precedente e che ha visto l’apporto di membri delle istituzioni europee, organizzazioni di ispirazione cattolica come il Movimento europeo dei lavoratori cristiani (Ecwm), l’International Christian Union of Business Executives (Uniapac) e rappresentanti dei giovani movimenti dei lavoratori cristiani.

Partendo dal principio fondamentale che il lavoro «è parte integrante dell’identità umana e strumento per la cura della creazione», vengono articolate diciassette «raccomandazioni politiche» tra cui «fare della sostenibilità un principio cardine dell’investimento privato, rafforzare la partecipazione dei partenariati sociali, della società civile e delle Chiese, ridare forza al dialogo sociale a tutti i livelli e adattarlo a un ambiente post-industriale». Emerge inoltre l’esortazione a non trascurare principi di equità relativi a norme internazionali del lavoro e dell’economia sociale e a disposizioni speciali in materia di giustizia fiscale e precariato, avendo come fine la realizzazione di un mondo del lavoro dignitoso, sostenibile ecologicamente e partecipativo, per il raggiungimento del bene comune.

«Dialogare in modo costruttivo conduce a grandi traguardi», hanno dichiarato alcuni presuli europei di nove diocesi frontaliere in una lettera pastorale del maggio scorso in vista delle elezioni europee. «Per superare ogni problema che l’Europa presenta occorre sempre confrontarsi», pur nelle rispettive diversità. Un’apertura che però non significa perdere la propria identità ma, «al contrario, ciascun popolo con la propria ricchezza culturale permetterà all’altro di scoprire una parte dell’identità europea».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE