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Inchiesta
sulle violenze a Kinshasa

· Dopo le marce antigovernative del 31 dicembre ·

 A un anno dalla firma dell’accordo politico del 31 dicembre 2016 teso a mettere fine alle violenze, la Repubblica Democratica del Congo versa ancora in una difficile crisi. Il segretario generale aggiunto a capo del dipartimento delle operazioni di pace dell’Onu, Jean-Pierre Lacroix, si è detto allarmato e ha definito la situazione nel paese africano «tuttora estremamente fragile».

Manifesto elettorale raffigurante  il presidente Kabila a Kinshasa (Reuters)

In particolare, nel presentare una relazione di fronte al Consiglio di sicurezza, Lacroix ha condannato la violenta repressione delle forze nazionali di sicurezza nel corso delle manifestazioni del 31 dicembre a Kinshasa e in altre città, invitando le autorità nazionali ad autorizzare al più presto un’inchiesta per portare di fronte alla giustizia i presunti responsabili di violazioni di diritti dell’uomo. «Vista la posta in gioco, è necessario che tutti gli attori della classe politica congolese rinuncino ad ogni atto suscettibile di generare situazioni di violenza» ha spiegato Lacroix, precisando che uno degli obiettivi centrali deve essere l’organizzazione del calendario elettorale, anche perché in caso di rifiuto di un compromesso la crisi politica peggiorerebbe ancora.

Dal canto suo, il rappresentante congolese all’Onu, Ignace Gata Mavita, ha qualificato «anomale» le manifestazioni all’origine di eventi come quelli che il paese ha vissuto il 31 dicembre, promosse dal Comitato laico di coordinamento, ribadendo che questo comitato è sostenuto da una «frangia di popolazione che rifiuta il compromesso».

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