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Incertezza sul futuro dei migranti

· La sorte del campo profughi di Grande-Synthe è nelle mani del governo francese ·

Aperto il 7 marzo 2016 a Grande-Synthe, una cittadina situata sulla costa nord della Francia, di fronte alla Gran Bretagna, il campo di rifugiati della Linière è stato considerato come un esempio di collaborazione proficua tra lo stato francese, il comune e le associazioni locali di fronte alla crisi migratoria in Europa. Quel giorno lì, 1200 migranti lasciarono il terreno libero poco distante dove campeggiavano da mesi in cattive condizioni per insediarsi nel nuovo campo creato su iniziativa del sindaco Damien Carême, con la collaborazione di numerose associazioni di aiuto alle persone itineranti. Due mesi dopo, a maggio, il governo francese accettò di finanziare il campo per un anno, con quattro milioni di euro circa. Ora, all’avvicinarsi della scadenza, si pone l’interrogativo di cosa succederà a maggio, quando cesseranno gli incentivi.

Il campo  a trenta chilometri da Calais (Ap)

Oggi, il campo di Grande-Synthe è occupato da 1500 persone, mentre si prevedeva all’inizio di non superare idealmente gli 800 migranti. Nel frattempo, tuttavia, è stata sgomberata la "giungla" di Calais, distante di una quarantina di chilometri a ovest, e alcuni occupanti — tra i 100 e i 300 — hanno investito il campo della Linière. Altri 200 o 300 migranti vivono sempre per strada a Calais, per di più con poco materiale, assistiti dalle associazioni umanitarie, quando non sono cacciati via dalle forze dell’ordine.

Anche se non ha niente a che vedere con l’ex-giungla di Calais, la sovrappopolazione nel campo di Grande-Synthe è sinonimo di forte promiscuità, che ha provocato ultimamente molte tensioni tra le diverse etnie, facendo vittime soprattutto tra donne e minorenni isolati.

Inoltre, anche se gli “shelter”, cioè le baracche messe a disposizione dei rifugiati sono di buona qualità, si sono verificate intossicazioni al monossido di carbonio, a causa di un uso eccessivo di riscaldamento portatile a metano, mentre finestre e porte erano state tappate per mettersi al riparo dal freddo.

Per questi vari motivi, la settimana scorsa, il sindaco di Grande-Synthe ha progettato di limitare al massimo, se non addirittura vietare l’ingresso sul campo di nuove persone. Dei braccialetti sono stati distribuiti ai rifugiati già presenti per facilitare la loro identificazione. Ciò nonostante, si prevede di installare un container all’ingresso del campo per garantire un’accoglienza di notte.

In effetti, molte associazioni hanno fatto presente che bisogna trovare soluzioni per i nuovi profughi che arrivano tuttora a Grande-Synthe, per evitare che si formino nuovamente delle baraccopoli a Calais. Fortunatamente, sin dall’inizio, c’è un clima d’intesa tra il comune e gli attori locali, segnato da «dibattiti aperti, senza tabù», si congratula Nathanaël Caillaux, coordinatore della piattaforma di servizi ai migranti, interrogato dal nostro giornale. «Siamo consapevoli che il sindaco fa il massimo in suo potere e che la responsabilità incombe in primis allo stato».

Del resto, le autorità locali non mancano di notare una certa disparità di trattamento da parte del governo rispetto ai loro omologhi di Parigi, che hanno ricevuto maggiori incentivi per edificare e gestire il proprio campo di rifugiati. La cittadina del nord si inorgoglisce di aver fatto della mediazione con i rifugiati la sua parola d’ordine, a differenza della capitale francese.

«A Parigi, il campo è stato montato bene ma il numero di posti è più limitato, con un rapido ricambio delle persone, alle quali viene chiesto dopo soli dieci giorno cosa intendono fare — richiedere asilo o andare via dalla Francia — mentre da noi, c’è un maggiore accompagnamento, tanto che certi rifugiati sono presenti sin dall’inizio», osservano al comune di Grande-Synthe.

Adesso, spetterà proprio al governo francese di decidere o no di rinegoziare la convenzione tripartita firmata nel maggio 2016, che permetterebbe di prorogare gli incentivi. «Anche se lo stato rimane nella logica di chiudere in futuro il campo, noi speriamo che accetterà di finanziare il campo per qualche mese ancora, fino ad agosto o settembre», si augura Nathanaël Caillaux.

Secondo ogni probabilità, i rifugiati e l’associazione Afeji, che gestisce il campo da un anno, conosceranno l’esito dei negoziati in corso tra il comune di Grande-Synthe, il ministero dell’interno e quello in carica degli alloggi entro una decina di giorni.

da Parigi Charles de Pechpeyrou

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