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Incastonato nell’opera cabriniana

· Riaperto a Chicago il santuario dedicato alla patrona degli emigranti ·

Il letto, la scrivania, l’inginocchiatoio, la coperta, la sacra reliquia, la sedia, il tabernacolo portatile, l’elenco delle suore. Questi e altri semplici oggetti accompagnarono nelle sue ultime ore terrene una donna lodigiana, di salute gracile ma di volontà titanica, che visse bruciando di amore per il Sacro Cuore di Gesù, ricevendone la forza per realizzare grandi cose. In quella stanza presso l’ospedale Columbus di Chicago, Madre Cabrini morì il 22 dicembre 1917, lasciando sessantasette opere educative, ospedaliere e assistenziali sparse tra Stati Uniti, America Latina ed Europa. Oggi la stanza — dal senso non solo simbolico, ma sacramentale, come luogo in cui si incarna l’identità e la storia cabriniana — è visitabile all’interno del santuario che il 30 settembre scorso è stato riaperto dopo un decennio di chiusura.

La storia del santuario cabriniano di Chicago è intrecciata con quella del circostante ospedale Columbus la cui costruzione fu avviata nel 1905. Il santuario continuò la sua missione finché rimase in attività il Columbus Hospital, che chiuse i battenti nel 2000.

A quel punto si tentò di vendere tutto l’edificio. Ma la cessione si presentò subito estremamente complessa. Il problema, in particolare, era costituito dal fatto che le suore ponevano una condizione ai compratori: salvare il santuario collocato esattamente al centro della proprietà. Lo si era fatto apposta al momento della costruzione: si voleva che dalle finestre delle camere dell’ospedale (e del convento limitrofo) si vedesse il santuario, collocato al centro come un nobile guardiano che calamitava attorno a sé tutte le attività. La superiora generale del tempo,  Lina Colombini, sentì tutto il peso della decisione: le necessità economiche imponevano la vendita degli edifici, ma le necessità spirituali premevano al contempo per salvare un luogo simbolo del carisma cabriniano. Come sempre nella storia delle missionarie del Sacro Cuore di Gesù, fu la Provvidenza a venire in aiuto. Si presentò, infatti, un nuovo compratore che accettò di rinunciare al terreno su cui il santuario è eretto.

In attesa della demolizione completa degli edifici che componevano l’ospedale Columbus, il santuario venne dunque chiuso e opportunamente incartato a mo’ di protezione. A lungo le ruspe vi lavorarono attorno, poi fu il momento dei cantieri della ricostruzione, quindi quello della pazienza: tempo, denaro, attese infinite, documenti, progetti, permessi grazie ai quali le suore, coraggiose e audaci, sono comunque riuscite a intraprenderne la ristrutturazione. Così finalmente, dopo dieci anni, il santuario ha potuto riaprire le porte.

Il momento solenne è venuto il 30 settembre scorso, con una celebrazione officiata dall’arcivescovo di Chicago, il cardinale Francis Eugene George. Vi hanno preso parte centinaia di persone provenienti da varie parti degli Stati Uniti e delle Comunità del mondo cabriniano. La presenza di tanti esponenti della Chiesa locale ha testimoniato l’amicizia e la collaborazione che le suore hanno creato con il tessuto circostante.

Il santuario di Chicago è una ritrovata pietra incastonata in un’opera santa che, miracolosamente, continua a fruttificare, tenace e fedele.

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12 dicembre 2019

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