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Inarrestabile

· Per la commissione europea il flusso dei migranti non si fermerà e occorrono strategie precise ·

L’aumento dei flussi di migranti dall’Africa attraverso il Mediterraneo centrale non si fermerà: su questa previsione si basa il piano discusso oggi alla commissione europea per far fronte al fenomeno ormai «strutturale». Non ci sono indicazioni in base alle quali il trend del flusso di migranti verso le coste italiane possa cambiare «fino a quando la situazione economica e politica nei paesi di origine non migliorerà». 

Migranti in fila per un pasto in un centro di accoglienza (Reuters)

I dati confermano che nel 2016, con 181.000 arrivi, la rotta del Mediterraneo centrale è stata quella più utilizzata dai migranti che volevano raggiungere l’Europa. «Nella prossima primavera, se non verranno decise ulteriori azioni, i flussi su questa rotta continueranno» dicono le previsioni dellla commissione. Il fenomeno si è intensificato dopo che la chiusura della rotta balcanica, in seguito all’accordo fra Bruxelles e Turchia, che ha drasticamente ridotto gli arrivi dal Medio Oriente sulle isole greche. Il nuovo piano europeo, in approvazione oggi, prevede una serie di azioni concrete a breve termine di contrasto ai flussi in arrivo dalla Libia, che «rappresenta il principale punto di partenza per il 90 per cento dei migranti verso l’Europa» e di lotta al traffico di esseri umani. Dopo il voto della commissione, il piano dovrebbe essere ratificato dai capi di stato e di governo dell’Unione in occasione del vertice informale a Malta la prossima settimana. Intanto, i temi dell’immigrazione e della lotta contro il terrorismo sono stati al centro dell’incontro bilaterale, oggi, fra il ministro dell’interno italiano, Marco Minniti, e il ministro dell’interno tedesco, Thomas de Maizière. Entrambi — come informa il Viminale — «hanno riaffermato la strettissima cooperazione e l’impegno comune e solidale nel Mediterraneo nella lotta contro gli scafisti e i trafficanti di uomini». I due ministri hanno poi sottolineato l’importanza di adottare, in materia di prevenzione, «strategie flessibili», che facciano perno sull’Europa, ma che si avvalgano anche delle conoscenze e della esperienza di alcuni stati membri, apripista».

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21 marzo 2019

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