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In viaggio col Vangelo

Educare i cristiani alla missione evangelizzatrice nel mondo cogliendo l’opportunità offerta dal turismo. Sembra essere questo l’obiettivo principale della pastorale per il turismo negli anni a venire. Ne abbiamo parlato con lo scalabriniano Gabriele Bentoglio, sottosegretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

Come educare i cristiani a cogliere l’occasione del viaggio turistico per cooperare alla missione evangelizzatrice?

Mi pare che sia necesario partire da tre convinzioni. La prima è che la Chiesa «esiste per evangelizzare», come afferma l’esortazione Evangelii nuntiandi . La seconda è che siamo chiamati a evangelizzare «in ogni occasione opportuna e non opportuna», secondo la raccomandazione di Paolo a Timoteo, dal momento che tutta la realtà umana può essere illuminata dal Vangelo e, dunque, non vi è situazione in cui la Parola debba essere tenuta ai margini. Anche il turismo, perciò, rientra in tale dimensione, come attesta il magistero dei recenti Pontefici sulla pastorale del turismo, che è stato raccolto e pubblicato in un compact-disc dal nostro Consiglio in collaborazione con la Libreria Editrice Vaticana. La terza convinzione è che i fedeli laici hanno un ruolo fondamentale e insostituibile nell’opera di evangelizzazione, a motivo del carattere specifico che a essi corrisponde.

Nel messaggio si parla di risorse moderne e attraenti per comunicare. Il riferimento è al mondo digitale?

Certamente le molteplici risorse dell’informatica hanno un posto importante nella cultura contemporanea e vorrei dire che sono le prime fonti alle quali attinge chi progetta un viaggio e ne prepara i dettagli. In tal modo è assicurata una predisposizione remota, serena e accurata. Nello stesso tempo, milioni di persone possono tenersi in contatto, nonostante le distanze e i frequenti spostamenti. Tali mezzi sono utilissimi quando vi si fa ricorso con rispetto delle norme che li regolano e quando non si contrappongono all’insegnamento evangelico e all’etica cristiana. Qui varrà ricordare i numerosi interventi di Benedetto XVI proprio in questi giorni. Il nostro ultimo congresso sulla pastorale dei pellegrinaggi e dei santuari, celebrato l’anno scorso a Santiago di Compostela, ha rilevato che numerosi santuari preparano l’accoglienza dei pellegrini e li accompagnano nel viaggio di ritorno a casa proprio attraverso internet, programmi televisivi e radiofonici, senza dimenticare l’importanza che ancora rivestono i diversi sussidi di carta stampata.

C’è, secondo lei, una diversa sensibilità verso questa problematica tra i vari tipi  di turismo?

È importante ricordare che il destinatario dell’evangelizzazione è sempre la persona umana nella sua concretezza. Dunque, per un annuncio appropriato ed efficace del Vangelo, bisogna tener conto delle aspirazioni, delle motivazioni e delle peculiari condizioni di vita di ciascuno. Nell’ambito della pastorale del turismo vi è certamente un gran numero di destinatari, ai quali vanno adattate e diversificate le nostre proposte, superando l’idea del modello unico e standardizzato. Già nel documento Il Santuario, memoria, presenza e profezia del Dio vivo , pubblicato dal nostro Dicastero nel 1999, si faceva riferimento a tale diversità mettendo in rilievo un’accoglienza «che tenga in conto lo specifico di ciascuno gruppo e di ogni persona, le attese dei cuori e le autentiche necessità spirituali». Per questo motivo, alla diversità dei turisti visitatori devono corrispondere proposte adeguate e differenziate. Per essere realisti, comunque, se non è sempre possibile offrire una risposta personalizzata, possiamo tuttavia ampliare la proposta con rinnovate metodologie, in modo da evitare l’uniformità e la ripetizione.

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14 novembre 2019

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