Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

In un giorno di pianto

Nella festa del santo di cui il vescovo di Roma per la prima volta ha scelto di portare il nome, Assisi ha accolto Papa Francesco. Con un affetto reso evidente dalla partecipazione commossa  di tantissime persone, e con l’animo segnato dall’ultima straziante tragedia che ha causato centinaia di vittime nelle acque di Lampedusa. In un giorno di pianto — così lo ha definito il Pontefice — la cui tristezza è stata in qualche modo espressa anche dal clima grigio e piovoso di un autunno precoce.

Proprio Lampedusa è stata la meta del primo viaggio del pontificato, decisa per affidare alla misericordia di Dio i venticinquemila morti di questi anni nel Mediterraneo — uomini, donne, bambini in fuga da condizioni di vita disperate — e per cercare di allontanare dai cuori quella durezza che il Papa ha denunciato con forza come una globalizzazione dell’indifferenza. Così l’omaggio commosso dei fiori che ha deposto sulla tomba del santo di Assisi ha richiamato l’immagine di quelli affidati alle onde del mare davanti alla piccola isola siciliana.

E se di fronte alla tragedia la prima parola subito venuta sulle labbra del Pontefice è stata «vergogna», le carezze e i baci che egli ha lungamente riservato ai giovani disabili assistiti nell’Istituto Serafico erano anche per le vittime di questo dramma che ha proporzioni mondiali. Eloquente è stata la decisione di iniziare la visita ad Assisi da questo luogo dove l’attenzione e la cura per la carne sofferente di Cristo sono prima di tutto una scelta di vita. Scelta di attenzione per l’altro che — ha ricordato Papa Francesco — deve distinguere i cristiani.

Così la sua meditazione tenuta a braccio sulle piaghe di Gesù risorto — era bellissimo, ha detto — ha voluto sottolineare che proprio queste piaghe permettono ai discepoli di riconoscerlo. Come infatti Gesù è nello stesso tempo nascosto e presente nell’eucarestia, è anche presente e nascosto nella sua carne che soffre in questo mondo. Quella carne che Francesco di Assisi ha riconosciuto e abbracciato nel lebbroso, all’inizio di un cammino esemplare nel quale già i contemporanei videro i tratti straordinari di un «secondo Cristo» (alter Christus).

Sulle orme di Francesco si è dunque dipanato il cammino ad Assisi del Papa che ne ha preso il nome. Dapprima nel vescovado, là dove il figlio del mercante Bernardone si spogliò delle vesti e dove Papa Francesco ha di nuovo parlato a braccio, tenendo una meditazione sulla spogliazione continuamente necessaria da parte della Chiesa, per fuggire la mondanità spirituale. Quindi a San Damiano, dove ha esortato i religiosi a restare fedeli alle nozze celebrate con Madonna Povertà. Poi davanti alla tomba di Francesco e infine all’eremo delle Carceri, primo Pontefice a visitarlo.

Al santo il vescovo di Roma si è rivolto direttamente nell’omelia con parole venute dal cuore: insegnaci — ha detto — a rimanere davanti al crocifisso per lasciarci guardare da lui; insegnaci a essere strumenti di pace, quella che viene da Dio e che Papa Francesco ha implorato ancora una volta: per la Terra Santa, la Siria, il Medio Oriente, il mondo. Un mondo sofferente che della pace e dello sguardo di Dio ha desiderio e bisogno.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

27 gennaio 2020

NOTIZIE CORRELATE