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In Spagna l’emergenza si chiama lavoro

· I disoccupati sono quasi cinque milioni ·

Si aggrava la crisi dell’economia spagnola. Dopo le banche, la nuova emergenza si chiama lavoro. Il tasso di disoccupazione continua ad aumentare nonostante gli interventi del Governo. La Spagna potrebbe diventare molto presto il Paese industrializzato con il maggior numero di persone senza lavoro.

A lanciare l'allarme è stato il ministro del Lavoro spagnolo, Valeriano Gómez Sánchez. «Se supereremo o no i cinque milioni di disoccupati dipenderà dalla popolazione attiva» ha detto Gómez Sánchez, durante un’intervista. Il riferimento è a un possibile rialzo della popolazione attiva collegato anche all’andamento dell’immigrazione e che — ha spiegato il ministro — «durante la crisi, in Spagna, ha avuto un andamento molto volatile». Il boom dell’industria edilizia degli anni passati ha d’altra parte attirato in Spagna migliaia di lavoratori immigrati a bassa specializzazione. Ciò ha generato un’elevata crescita fino al 2008. Tuttavia, dopo lo scoppio della bolla immobiliare molti immigrati e giovani sono rimasti senza lavoro. Il tasso di disoccupazione in Spagna è balzato fino a oltre il venti per cento alla fine del 2010, raggiungendo i livelli più elevati nel mondo industrializzato.

Oltre alla disoccupazione, sono le banche a destare le maggiori preoccupazioni. Il ministro dell’Economia, Elena Salgado, presenterà a breve un decreto con il quale intende eliminare la possibilità di ricevere bonus o remunerazioni variabili per i dirigenti delle casse di risparmio spagnole che hanno ricevuto aiuti dallo stato. Il decreto è in fase di consultazione fino al 28 aprile e dovrà poi essere approvato dal consiglio dei ministri e dal Parlamento. Il Governo vuole così non solo dare il via libera alla Banca di Spagna per eliminare gli stipendi variabili, ma anche stabilire «se necessario, limiti alla remunerazione totale». Il fondo per la ristrutturazione ordinata del settore finanziario (Frob) ha dato aiuti per circa dieci miliardi a una trentina di casse e si appresta ora alla seconda fase di finanziamento per ristrutturare il settore, quello più esposto ai postumi della bolla immobiliare. Le casse di risparmio spagnole — secondo i dati ufficiali diffusi nelle ultime settimane — hanno chiuso l’anno 2010 con utili per 3,4 miliardi di euro: in calo del 23 per cento sull'anno precedente e la cifra più bassa degli ultimi dieci anni.

Intanto, la situazione finanziaria non sembra migliorare. Oggi Madrid ha collocato titoli del debito pubblico con scadenza a 12 e 18 mesi per 4,7 miliardi, con rendimenti in rialzo. I rendimenti dei 3,5 miliardi di euro di titoli con scadenza a dodici mesi sono saliti dal 2,128 al 2,77 per cento e quelli degli 1,1 miliardi di euro con scadenza a diciotto mesi sono saliti dal 2,436 al 3,364 per cento.

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