Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

In perfetto equilibrio tra spirito e cuore

· L’omelia di Benedetto XVI ·

Pubblichiamo il commento di prima pagina del «Giornale di Brescia» del 3 maggio.

Celebrare la santità di un personaggio come Karol Wojtyła sfuggendo alla tentazione dell’enfasi è obiettivamente difficile. Lo è altrettanto ripercorrerne la straordinaria vicenda storica — che ha segnato in modo incancellabile lo scorcio e l’alba di due millenni — senza cadere nel tranello della retorica.
Va dato atto a Joseph Ratzinger di aver evitato entrambe le insidie. Grazie anzitutto allo stile discreto e sorridente che ha caratterizzato la sua presenza domenica mattina in piazza San Pietro. Dove la consistenza eccezionale e l’esuberanza gioiosa della folla — un milione e mezzo di persone giunte da ogni angolo del mondo — non hanno incrinato il clima austero e solenne di una cerimonia il cui vero significato rischiava di essere oscurato dalla eccessiva spettacolarizzazione da parte dei media.
Merito della naturale compostezza dell’assemblea, dell’efficienza della macchina organizzativa civile e religiosa. Ma anche del perfetto equilibrio tra spirito e cuore con cui Benedetto XVI ha guidato e vissuto in prima persona la lunga celebrazione. Impreziosita da un’omelia sobria ma ispirata, che sottraendosi agli artifici dell’oratoria è stata capace di toccare le corde più intime dei presenti attraverso una rievocazione fedele della figura del suo immediato predecessore. Che l’attuale Pontefice ha presentato essenzialmente come cristiano dalla fede «forte e generosa», alimentata dalla preghiera incessante e accompagnata sempre da «una grande carica umana».
Chi si aspettava grandiose rievocazioni agiografiche o compiaciuti trionfalismi è rimasto deluso. Ratzinger ha riconosciuto a Giovanni Paolo II «la forza di un gigante» nel rivendicare al cristianesimo la centralità dell’uomo e «la fisionomia autentica della speranza»; ma lo ha fatto soprattutto per rimarcare che quella forza «gli veniva da Dio», nel quale l’umanità trova «pienezza e compimento delle sue attese di giustizia e di pace». Archiviato il Pontefice «globetrotter» e «superstar» di certe semplificazioni mediatiche, i ricordi di Benedetto XVI alla fine hanno svelato l’animo di un Papa dalla «profonda umiltà, radicata nell’intima unione con Cristo». Umiltà testimoniata soprattutto nell’esperienza della sofferenza che ne ha minato il fisico negli ultimi anni di pontificato.
Divenuta inevitabilmente evento globale per eccellenza, questa beatificazione rimarrà impressa a lungo nella memoria collettiva attraverso le sue istantanee più toccanti: il colpo d’occhio della marea umana che inonda strade e piazze intorno a San Pietro, i colori delle bandiere e degli striscioni sventolati in segno di festa, le lacrime della commozione sui volti dei fedeli, la interminabile fiumana di persone in fila fino a notte inoltrata per rendere omaggio al feretro del Pontefice polacco.
Ma la sua reale importanza sta nell’aver riconsegnato alla Chiesa e al mondo lo spessore della santità di Giovanni Paolo II. Racchiusa nell’ostinata volontà di aprire a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, nella certezza che i credenti — come ha ricordato Papa Ratzinger — non possono «avere paura della verità, perché la verità è garanzia della libertà».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 luglio 2019

NOTIZIE CORRELATE