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In Libano come messaggero di pace

· Comincia il ventiquattresimo viaggio internazionale di Benedetto XVI ·

E alla vigilia della visita il cardinale segretario di Stato ribadisce che la violenza porta solo a nuove violenze

Il Pontefice si reca in Libano come «messaggero di pace» e le crescenti tensioni che ancora oggi percorrono drammaticamente l’intera area mediorientale, «lungi dallo scoraggiarlo, hanno reso ancora più urgente il suo desiderio» di compiere questo viaggio. Alla vigilia della partenza di Benedetto XVI il cardinale Tarcisio Bertone offre la chiave di lettura del viaggio papale, definendolo «un invito a tutti i responsabili del Medio Oriente e della comunità internazionale a impegnarsi con una volontà ferma per trovare soluzioni eque e durature per la regione».

In un’intervista rilasciata al quotidiano francese «Le Figaro» e pubblicata nel numero di oggi, 13 settembre, il segretario di Stato ricorda che per il Pontefice la promozione dei diritti dell’uomo, primo fra tutti quella alla libertà di religione, «è la strategia più efficace per costruire il bene comune». E ribadisce la posizione «chiara e netta» della Chiesa di fronte a ogni forma di violenza, che — afferma — «porta solo a nuove violenze» e «ferisce per sempre i corpi ma anche le menti». In questo senso il Papa in Libano «intende essere una voce profetica e una voce morale», invitando «tutti gli uomini e le donne di buona volontà a far sì che la religione non sia mai un motivo di guerra e di divisione».

Per il porporato il Medio Oriente oggi «deve molto alla presenza cristiana», che contribuisce «all’edificazione di una società libera, giusta e riconciliata». All’islam la Chiesa tende perciò «una mano aperta in segno di dialogo e di riconciliazione», consapevole che la posta in gioco è quella di «lavorare insieme per fare di questa regione una nuova culla di civiltà, di cultura e di pace». Convinzione espressa in queste ore anche dal primo ministro libanese Najib Miqati, che in un’intervista ad Aki - Adnkronos International manifesta la fiducia che la visita del Pontefice in un Paese «punto di incontro  e di interazione tra le civiltà e le culture» rappresenti «l’inizio di una vera collaborazione tra  i popoli di tutti i Paesi mediorientali».

Anche per il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, il Papa troverà in Libano una nazione desiderosa di «divenire  protagonista  in un desiderato processo di pace e  di riconciliazione». Certezza condivisa dal cardinale  Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, che parla di un Paese «che ha saputo credere nella “intesa possibile”, mai cedendo alla fragilità dei risultati e piuttosto dando credito alla condivisa appartenenza a una “terra” venuta dalle mani di Dio e da lui benedetta quale casa accogliente per tutti». Da parte sua il nunzio apostolico, arcivescovo Gabriele Caccia, sottolinea le molteplici dimensioni del viaggio papale — «ecclesiale, sociale, nazionale, regionale e anche internazionale» — mentre il patriarca di Antiochia dei Maroniti, Béchara Raï, riafferma l’importanza del dialogo, del rispetto reciproco e della solidarietà per costruire   insieme «la città degli uomini».

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