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In Cile sono crollate le chiese ma non la Chiesa

· I messaggi della Conferenza episcopale e dell'arcivescovo di Santiago ·

Anche se tante chiese sono crollate, la Chiesa del Cile non crolla e i suoi vescovi, i suoi religiosi, i suoi volontari laici si stanno prodigando al massimo in queste ore per aiutare le migliaia di vittime del forte terremoto di sabato scorso che ha colpito i centri della parte centro-meridionale del Paese.

«I volti dei nostri connazionali esprimono il dolore del Paese dopo il terremoto che ci ha colpiti con la morte, la paura e la distruzione»: così inizia il messaggio rivolto alla nazione che monsignor Alejandro Goi{l-cacute} Karmeli{l-cacute}, vescovo di Rancagua, ha diffuso ieri lunedì. Il presule, nella sua qualità di presidente della Conferenza episcopale cilena, ha voluto esprimere i sentimenti di cordoglio dei vescovi per le numerose vittime provocate dalle scosse sismiche all'alba di sabato ma, contemporaneamente, ha riaffermato la speranza cristiana che si fonda sul messaggio di salvezza di Cristo. Il presule ha inoltre assicurato a tutti i compatriotti che la Chiesa cilena rimane al loro fianco nella ricostruzione.

«In Gesù Cristo — scrive il presule — abbiamo messo i nostri occhi in questo momento della tragedia. In Lui abbiamo fiducia che le famiglie e le comunità possano ricevere il compenso per i danni spirituali e materiali, con l'aiuto amorevole dell'intero popolo e il sostegno della comunità internazionale».

Il vescovo di Rancagua non ha taciuto sui deprecabili episodi di saccheggio avvenuti in alcune zone meridionali nelle ore successive alle scosse. «Tra le macerie — ha affermato — abbiamo osservato con stupore l'azione barbarica di coloro che hanno compiuto ruberie nel bel mezzo dell'emergenza. L'arcivescovo di Concepción, monsignor Ricardo Ezzati Andrello, ha detto che il saccheggio è un “secondo” terremoto che colpisce la nostra coscienza e i nostri più profondi valori».

Nel messaggio, il presidente della Conferenza episcopale ha assicurato che la Chiesa cattolica ha mobilitato la sua rete di solidarietà, attraverso la Caritas del Cile. «Nella celebrazione del Bicentenario — ha aggiunto — questo Paese è nel dolore e con una vasta parte del territorio in rovina. Chiediamo a tutti i cittadini serenità e solidarietà e ai fedeli cristiani una intensa preghiera nell'ambito delle famiglie e delle comunità».

Il cardinale Francisco Javier Errázuriz Ossa, arcivescovo di Santiago de Chile, ha lanciato un fervente appello a tutta la comunità nazionale per la massima solidarietà con le vittime del terremoto, pur sottolineando la fede e la forza d'animo del popolo cileno nella lotta contro le calamità naturali.

Dopo aver visitato i feriti presso il pronto soccorso dell'ospedale del Salvador, nel pomeriggio di domenica, l'arcivescovo di Santiago, nel corso di un'intervista all'emittente «Canale 13», ha invitato tutti i cattolici cileni a manifestare la loro solidarietà con quanti sono stati colpiti dalla catastrofe. Rispondendo alle domande di un giornalista, il cardinale Errázuriz Ossa ha sottolineato che «il nostro popolo è un popolo dotato di grande fede e, quindi, credo che, con la guida di Dio, con la sua bontà e con l'aiuto che arriverà, si riuscirà ad uscire da questa emergenza». Dopo aver condannato i saccheggi e il fenomeno delle vendite di prodotti di prima necessità a prezzi di speculazione, il cardinale ha ribadito il suo invito alla solidarietà. «Tutti ci stiamo avvicinando — ha affermato — a un mondo migliore, dove non ci sono i terremoti e le malattie. Questa è la nostra vocazione al cielo. Ma per arrivare al cielo, Gesù ci ha detto: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, sono stato infermo e mi avete curato, sono stato in carcere e mi avete visitato, ero ignudo e mi avete vestito”. Questo è il nostro mondo e in momenti come questi chi ha di più si deve prodigare in favore dei fratelli che sono nel bisogno».

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25 febbraio 2020

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