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In cerca di pace per le stremate popolazioni siriane

· Le Nazioni Unite certificano che il numero dei rifugiati all’estero ha ormai superato i due milioni ·

Nel giorno in cui l’Onu certifica che i rifugiati siriani all’estero sono ormai più di due milioni, la minaccia di un inasprimento del conflitto, con conseguenze non valutabili ma certamente spaventose, pende sul popolo siriano  e, più un generale, sull’intero Medio Oriente. Agli  sforzi di pace chiesti con forza  domenica scorsa da Papa Francesco, fa riscontro l’attività delle diplomazie — in realtà ancora su posizioni fortemente divergenti —  ma anche un dibattito politico interno in quei Paesi, a partire dagli Stati Uniti, che finora si sono detti decisi a  intervenire nel conflitto, in risposta punitiva al presunto uso di armi chimiche da parte delle forze del presidente siriano, Bashar Al Assad, in un attacco dello scorso 21 agosto.

Il presidente statunitense Barack Obama,  sta ancora confrontandosi con il Congresso su come articolare tale risposta,  sebbene la Costituzione del suo Paese gli consenta di decidere da solo. La Casa Bianca ha comunicato ieri che Obama  è pronto a modificare il linguaggio della bozza di risoluzione con cui si chiede al Congresso l’autorizzazione per l’uso della forza in Siria, pur nel rispetto dei «parametri» già fissati.

In un’intervista a «Le Figaro», il presidente siriano ha intanto risposto sfidando le potenze occidentali  a fornire prove concrete delle accuse che gli sono mosse e ha prospettato, in caso di attacco, l’estensione del conflitto a tutta la regione.

Di nuove prove ha parlato ieri anche il Governo di Parigi, secondo il quale  immagini satellitari  mostrerebbero un attacco «massiccio e coordinato»  che parte chiaramente dalla zona controllata dalle forze governative siriane. In ogni caso, sempre secondo il Governo francese, i ribelli siriani non avrebbero avuto i mezzi per una simile azione.

Di contro,  questa mattina  il Governo iraniano  ha comunicato,  con il ministro della difesa  Hossein Dehqan, di aver  fornito  agli Stati Uniti  informazioni sull’introduzione in Siria di gas nervini già otto mesi fa, attraverso un traffico che avrebbe preparato gli attacchi chimici, attribuiti da Teheran ai ribelli siriani.

Intanto, il conflitto siriano non si ferma, con ricadute sempre più pesanti sulle popolazioni civili.  Come detto, secondo l’alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) ci sono più di due milioni di siriani rifugiati nei Paesi vicini, un numero che si è quasi  decuplicato in un anno, dato che il 3 settembre del 2012 i profughi erano 230.671. «In Siria c’è un’emorragia di donne, bambini e uomini che attraversano la frontiera spesso con nient’altro che i vestiti sulle loro spalle», si legge in una nota dell’Unhcr.

Ai due milioni di siriani fuggiti all’estero dall’inizio del conflitto nel marzo 2011, vanno aggiunti i 4.250.000  che nelle stime dell’Onu sono sfollati all’interno del Paese, spesso per sfuggire alle persecuzioni di gruppi nemici.  In tutto, cioè, i profughi rappresentano ormai un terzo dei 20,8 milioni di siriani  censiti prima della guerra civile.

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