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In cammino con la Chiesa in Africa

· Da venerdì a domenica Benedetto XVI in Benin ·

Forse mai come questa volta il viaggio internazionale che Benedetto XVI si accinge a compiere — parte venerdì mattina, 18 novembre, alla volta del Benin, in Africa — si svolge nel segno della continuità apostolica. A Cotonou consegnerà infatti l’esortazione post-sinodale Africae munus nella quale ha voluto raccogliere, e tradurre in orientamenti pastorali, le indicazioni emerse durante l’assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, svoltasi nell’ottobre del 2009. Qualche mese prima, esattamente a marzo di quello stesso anno, egli aveva consegnato ai pastori africani l’ Instrumentum laboris in Camerun, al termine della messa celebrata nello stadio di Yaoundé. Un cammino, quello sinodale sui sentieri dell’Africa, che era iniziato nel 2004 su iniziativa del predecessore di Papa Ratzinger, il beato Giovanni Paolo II. Allora Papa Wojtyła e i padri sinodali concentrarono la loro attenzione sulla Chiesa in Africa. Oggi Benedetto XVI e i vescovi in comunione con lui riscrivono il ruolo della Chiesa per la riconciliazione, la giustizia e la pace in quel grande continente.

Tuttavia, più che concludersi un itinerario inizia un altro processo, quello dell’applicazione, che non ha limiti di tempo in quanto, sotto la guida dello Spirito Santo, i pastori della Chiesa in Africa sono chiamati, nei prossimi decenni, a metterne in pratica le indicazioni teologiche e pastorali.

Già dal titolo che Benedetto XVI ha dato alla sua esortazione, «L’impegno dell’Africa», si intuisce la rotta che il Papa intende indicare: rimettere il futuro del continente nelle mani degli africani e della loro Chiesa. E alla Chiesa ribadisce la priorità della missio ad gentes, l’annuncio del Vangelo a coloro che tuttora non conoscono Gesù Cristo. Un invito a rinnovare ogni giorno l’annuncio del Vangelo, su piste precise che conducano a una nuova evangelizzazione: caratterizzata dall’impegno nel promuovere la riconciliazione, la giustizia e la pace. Il Benin diventa così l’emblema della continuità del magistero africano del vescovo di Roma. E la scelta non è casuale: il Paese celebra la sua fede ultracentenaria e fa memoria di uno dei suoi figli più illustri, il cardinale Bernardin Gantin, il cui nome nell’idioma del suo villaggio natale significa «albero di ferro» della terra d’Africa. Effettivamente il porporato, durante il suo lungo servizio nella Curia romana, aveva mantenuto saldamente radicati i legami con il suo popolo e il suo Paese. Oggi lo venerano come «padre della Nazione», e la tomba del cardinale, nella cappella del seminario San Gall, a Ouidah, è meta costante di pellegrinaggi. Il Papa pregherà dinnanzi a quella tomba prima di firmare l’esortazione post-sinodale. E forse non è un caso.

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17 ottobre 2019

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