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In balìa della violenza  il Pakistan stremato dalle alluvioni

· Quattro milioni di sfollati mentre a Karachi si spara nelle strade ·

Mentre la violenza delle piogge monsoniche non smette di flagellare il Pakistan, dove gli alluvionati sono oltre quattro milioni, non si placano le violenze di matrice politica che hanno lasciato nelle ultime ore 87 morti sulle strade di Karachi, la principale città meridionale.

Sul piano diplomatico, intanto, il primo ministro pakistano, Asif Ali Zardari, è impegnato in una visita di Stato a Londra, che tra i temi in agenda ha la polemica tra i due Governi suscitata dalle accuse mosse dal premier britannico David Cameron al Pakistan di esportare il terrorismo. Zardari, che ieri sera ha avuto in un primo incontro con Cameron l'occasione di parlare «in modo schietto», come aveva annunciato, è stato fatto a sua volta oggetto di polemiche da parte del Governo di Kabul e di altri soggetti internazionali, per aver dichiarato che in Afghanistan l'Occidente sta perdendo la guerra contro i talebani. In particolare, non hanno gradito le autorità afghane, sottolineando che nella difficile lotta contro il terrorismo si rende necessaria una cooperazione fattiva tra i diversi attori della regione: il rischio, altrimenti, è quello di sollevare «il morale dei terroristi».

In Pakistan, intano, le piogge monsoniche, dopo aver flagellato la settimana scorsa il nord ovest e le regioni centrali del Paese, causando millecinquecento morti e milioni di sfollati, in gran parte non ancora raggiunti dai soccorsi, stanno investendo ora il sud. La zona più minacciata è quella del bacino del fiume Indo, che attraversa le provincie del Punjab e del Sindh prima di sfociare nel Mare Arabico. Le autorità hanno iniziato lo sgombero di mezzo milione di persone nel Sindh. La decisione è stata presa in vista delle precipitazioni del fine settimana attese nelle regioni agricole che costeggiano l'Indo.

Il maltempo si è abbattuto anche nel confinante Stato indiano dello Jammu e Kashmir, dove le inondazioni hanno provocato almeno sessanta morti, in particolare a La Leh, il principale centro della regione di Ladakh, da dove i canali televisivi rimandano immagini di edifici crollati, strade rase al suolo e centinaia di persone che cercano di sopravvivere all’annegamento o di salvare quel che resta dei propri beni.

Le inondazioni sono le peggiori registrate da ottant'anni a questa parte, come ha ribadito ieri Manuel Bessler, il capo dell’ufficio di coordinamento per gli affari umanitari dell’Onu (Ocha) in Pakistan, confermando che le persone coinvolte, in diversa misura, sono oltre quattro milioni.

Il responsabile dell'Ocha ha rinnovato gli appelli alla comunità internazionale per l'invio di cibo e medicinali, confermando che l’80 per cento delle riserve alimentari è stato distrutto dalle inondazioni. Al tempo stesso, sugli sfollati incombe la crescente minaccia delle epidemie provocate dall'acqua inquinata.

In questa immane catastrofe s'innestano anche gli esiti cruenti di nuove violenze. A Karachi, la polizia ha ricevuto l’ordine di sparare a vista contro gli eventuali autori di nuovi disordini, dopo quelli che a partire da lunedì hanno causato 86 morti. Il fattore scatenante dell'aggravamento dell'ordine pubblico era stato l’assassinio di Raza Haider, leader politico del partito antitalebano Muttahida Quami Movement (Mqm). Porgendo ieri le condoglianze ai responsabili dell'Mqm, il ministro dell’Interno del Governo regionale, Rehman Malik, ha però confermato che ora le forze di polizia sono autorizzate a usare immediatamente le armi di fronte a situazioni di rischio, contro gli esponenti di qualsiasi gruppo armato. Malik ha lasciato intendere che se questa misura non bastasse, a Karachi potrebbe essere chiamato a intervenire l'esercito.

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15 settembre 2019

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