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In America l’occupazione non è più un’emergenza

· Il tasso di disoccupazione ai minimi dal marzo 2009, ma la ripresa è ancora lontana ·

Cala la disoccupazione negli Stati Uniti, ai minimi da due anni a questa parte. Il presidente Barack Obama reagisce con soddisfazione, spiegando che l'economia sta cominciando a mostrare «segnali reali di forza». L’emergenza, dunque, sembra finita, anche se gli economisti mettono l’accento sull’incertezza del momento: la ripresa vera è ancora lontana.

L’inquilino della Casa Bianca resta prudente, ricordando che occorre continuare a creare nuovi posti di lavoro per uscire appieno dalla crisi del 2008 e dalla peggiore delle recessioni dopo quella del 1929. Ma i numeri, per il momento, gli danno ragione: in base alle cifre pubblicate dal dipartimento del Lavoro, grazie alla creazione di oltre 230.000 posti di lavoro a marzo nel settore privato (una crescita dell’undici per cento rispetto al mese precedente), la disoccupazione è calata all’8,8 per cento, il livello più basso dal marzo del 2009. Allo stesso tempo sono stati persi circa 14.000 posti nelle amministrazioni pubbliche alle prese con le difficoltà di bilancio. «Circa due anni dopo una delle peggiori recessioni che abbiamo mai visto — ha detto Obama in uno stabilimento dell’Ups nei pressi di Washington, in Maryland — la nostra economia mostra segnali di reale forza». Il tasso di disoccupazione «è calato di un punto in questi quattro ultimi mesi, cosa che non succedeva dalla ripresa del 1984». Tuttavia, ha aggiunto il presidente, «nonostante queste buone notizie, sappiamo tutti che molto rimane da fare: ci sono ancora oggi milioni di americani che cercano lavoro per essere in grado di pagare le bollette». Obama ha ricordato che il mercato del lavoro e il suo rilancio resta la prima delle sue preoccupazioni, anche perché l'economia è ancora al centro delle inquietudini degli americani, a circa un anno e mezzo dalle presidenziali del novembre 2012, alle quali l’inquilino della Casa Bianca punta a essere rieletto. «Dovete sapere — ha ancora una volta indicato il presidente — che l’economia e la creazione di nuovi posti di lavoro sono la prima cosa a cui penso la mattina quando mi alzo, e l’ultima prima di andare a letto».

I dati pubblicati oggi sono migliori di quanto avessero previsto gli esperti, che puntavano a uno status quo, cioè una disoccupazione stabile all’8,9 per cento. Ma, come ricorda la Fed, ci vorranno probabilmente altri tre anni prima di vedere la disoccupazione raggiungere un livello considerato accettabile, cioè il 5-6 per cento.

Wall Street ha reagito molto positivamente: l’indice Dow Jones è salito dello 0,62 per cento, toccando i massimi da circa tre anni a questa parte; lo S&P500 ha registrato un più 0,72 per cento e il Nasdaq Composite un più 0,56 per cento. «I dati puntano nella giusta direzione: ogni segnale di miglioramento sull'occupazione farà bene al mercato azionario» spiegano gli analisti.

Non mancano le critiche da parte repubblicana. «Washington — ha detto John Boehner, il presidente della Camera — deve fare molto di più per dare certezze a chi crea posti di lavoro». Ciò significa «porre sotto controllo la spesa federale, smetterla di minacciare aumenti della pressione fiscale, rimuovere gli ostacoli normativi alla crescita e approvare accordi commerciali che aprirebbero nuovi mercati alle esportazioni americane». I democratici, al contrario, difendono il presidente, parlando di «scelte coraggiose per rimettere in moto l’economia».

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